2 AGOSTO 1980. LA STRAGE IMPUNITA

strage bologna

2 AGOSTO 1980. LA STRAGE SENZA MANDANTI

Sono passati 35 anni dall’ignobile attentato di quella mattina.

Alle 10.25, nella sala d’aspetto della seconda classe, 85 persone innocenti, che stavano per lo più partendo per le vacanze con il loro carico di gioia nello zaino, perdono la vita a causa dell’esplosione di una bomba.
Un carico di 23kg tra tritolo e gelatinato, lasciati in una valigia nella sala d’aspetto.

85 PERSONE INNOCENTI

A 35 anni da quell’esplosione ancora non si sa chi siano i mandanti della peggior strage del dopoguerra in italia, ed il motivo del vile gesto.
Tra le tante stragi impunite di quel periodo (Piazza Fontana, Gioia Tauro, Ustica), proprio per quella della stazione di Bologna si ha una sentenza definitiva, ma una sentenza che porta con sé dubbi, depistaggi, polemiche incandescenti, ma soprattutto non porta con sé che una verità più che dimezzata.

NESSUN MANDANTE, NESSUN MOTIVO

Oggi più che mai per me quella strage provoca un triste vuoto.
Pensiamo sempre a chi non c’è più, a chi ha perso la vita in modo improvviso e violento. Tuttavia pensiamo poco a chi resta, a chi deve andare avanti ogni giorno da quel giorno. A chi non trova un significato alla mancanza. Ed un conforto al dolore.
E’ durissima immedesimarsi in chi sopravvive alla strage, ma non vive.
Per sempre legato a quell’attimo in cui è cambiato tutto. A maggior ragione in un contesto in cui non si sono mai indicati i mandanti: una verità incompiuta. Monca.

Quel giorno tra le vittime c’era anche Angela Fresu, una bimba dagli occhi nerissimi e dolcissimi di soli 3 anni. Era con la sua mamma e due sue amiche.
Aveva l’età di mio figlio. Mi immedesimo un attimo e rifuggo.
Non posso immaginare il dolore di chi è rimasto. Di chi deve andare avanti nonostante tutto. Famiglie distrutte. Una serenità irrecuperabile.

Poche ore prima di quella maledetta mattina anche mio padre ha preso il treno dalla stazione di Bologna, per tornare da mia madre. Io non ero ancora nata. Ecco come pochi attimi possono fare la differenza. Una linea sottile che marca la differenza fra esistere e non esistere.
Ecco perché non possiamo restare in silenzio, inerti davanti al male che, come ora si manifesta nelle nostre menti con cappuccio nero e lingua straniera, allora veniva da dentro di noi. Era attorno a noi. E colpisce a caso. Ancora più inspiegabile.
Oggi sono qui a scrivere, a ricordare, ma potrebbe essere solo un caso. E cercare la verità è l’unico modo che ci da strumenti per evitare che si ripetano questi orrori, nonché atto dovuto verso chi non c’è più.

Per tutti noi, oggi come allora, la tentazione più forte sarebbe quella di lasciarsi alle spalle quel momento. Andare avanti. Sarebbe certamente più facile.
Ma la storia ci dimostra, che di stragi come quella di Bologna ce ne sono state altre, e per tutte il comune denominatore sono i depistaggi, gli errori, i buchi nelle indagini che di fatto consegnano solo dubbi. E che queste stragi fanno più male perché colpiscono la nostra quotidianità, il nostro semplice vivere.

Nessun mandante, nessuna motivazione. Resta questo.
ED E’ INACCETTABILE

Aderisco in prima persona, assieme ai ragazzi di AL che lavorano quotidianamente con me, alla petizione lanciata dall’Associazione tra i familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980.
CHIEDIAMO l’approvazione della legge sul depistaggio,
ovvero la corretta applicazione della direttiva che rende PUBBLICI i documenti sulle stragi e sblocco degli indennizzi ai familiari delle vittime.

Ps: stasera in Piazza Maggiore a Bologna sarà proiettato il film “la linea gialla”