È cominciata alla Camera dei Deputati la discussione sulle linee generali del progetto di legge sul cosiddetto testamento biologico. Il documento in esame riassume più proposte presentate dai vari schieramenti politici, compresa la mia; per ora è stato approvato dalla commissione Affari sociali e ha ricevuto i pareri favorevoli della commissione Bilancio e della commissione Giustizia.

Un tema che non può più attendere, e che è tornato al centro dell’attenzione, con l’ennesimo episodio di cronaca che dimostra, nella maniera più esplicita, quanto ritardo ci sia da parte della macchina legislativa nel trattare la materia dei diritti civili.

Attualmente si sta discutendo della possibilità di predisporre un testamento biologico che sia vincolante per il medico e che includa la possibilità di rinunciare a nutrizione e idratazione artificiale. Si parla dunque di cure mediche essenziali per tenere in vita i pazienti più gravi. La rinuncia a questi trattamenti viene detta eutanasia passiva. Non si parla invece dell’obbligo di fornire la sedazione continua profonda al paziente che la chiede, cioè quelle cure palliative che portano alla morte senza soffrire, ovvero il suicidio assistito.

Credo che la chiave giusta di discussione su un tema del genere sia la libertà.

La libertà di riflettere su temi che dovrebbero aprire molte più domande che risposte certe.

La libertà di scegliere fino in fondo per chi si trova in prima persona a confrontarsi con una delle decisioni più difficili che possono porsi nell’esistenza di una persona. La libertà di scegliere la fine, certo, ma anche la libertà di scegliere di continuare serenamente il proprio cammino, senza gravare sulla propria famiglia, senza ritrovarsi in situazioni sempre più complicate. La libertà di di accettare la giusta assistenza, la libertà di proseguire la propria vita in condizioni tanto difficili. Libertà che solo lo Stato può garantire.

Una nota positiva, che fa ben sperare su un dibattito non monopolizzato da posizioni precostituite, è rappresentata dalla libertà di coscienza data da ciascun gruppo parlamentare ai deputati. Perché, almeno quando si parla di diritti civili, le scelte giuste sono quelle che sentiamo dentro di noi.

ps: con la presente legge sarà anche discussa parte della mia proposta di legge su questo tema. Un testo che sento dunque anche un po’ mio.

 

MM