Carcere Sergio Cosmai Cosenza

Ho interrogato il Ministero della Salute e il Ministero della giustizia in merito allo stato di carenza di personale della Casa circondariale di Cosenza ” Sergio Cosmai”. Questo è solo uno dei casi recenti che mi trovo ad affrontare, perché questo tipo di mancanza è ormai un fatto comune nel sistema carcerario italiano.

La situazione è emersa grazie alla visita ispettiva di una delegazione dei radicali italiani in data 24 marzo 2017. Chiaramente, come spesso accade, tale struttura è sovrappopolata. Ma quello che è ancora più grave è che le condizioni di salute in cui versano i detenuti sono critiche. 

I detenuti dovrebbero poter accedere ai servizi sanitari disponibili nel Paese senza nessuna discriminazione giuridica. E questo diritto viene garantito in maniera chiara sia dalla Regole Penitenziarie Europee, che dalla nostra costituzione. Un principio che deve valere soprattutto per chi non può scegliere a chi rivolgersi.

Il problema emerso a Cosenza è stato soprattutto quello relativo all’assistenza psichiatrica, considerata inadeguata. Il monte ore previsto dalla struttura per questo tipo di assistenza è di gran lunga inferiore a quello che sarebbe d’obbligo.

Inoltre non è presente uno psichiatra di riferimento. La continua rotazione tra gli specialisti non giova ai detenuti. Crollo verticale di qualsiasi forma di prevenzione. Inattuabilità di una effettiva presa in carico dei pazienti. Mancanza di continuità terapeutica. Potenziale innalzamento del livello di rischio suicidario. E questi sono solo alcuni dei possibili esiti di questa pessima organizzazione.

L’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza è stata più volte sollecitata ad agire per risolvere questa situazione. Ma ad oggi non si è mosso quasi nulla.

Cosa si aspetta  per riconoscere alla popolazione detenuta nella casa circondariale di Cosenza, il godimento del diritto fondamentale alla tutela della salute? Interroghiamo il governo. 

 

-MM-