Bambino“Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito.” Questo è l’inizio della famosa Legge 40 che disciplina la procreazione medicalmente assistita,oggetto di referendum immediamente dopo la sua entrata in vigore e di varie pronunce della Suprema Corte.

Nel lungo iter medico che porta molte coppie a ricorrere a questo trattamento sanitario, assume una grande importanza la diagnosi genetica pre-impianto, meglio nota come PGD. Questo metodologia, complementare alle tecniche di diagnosi prenatale, permette di identificare la presenza di malattie genetiche o di alterazioni cromosomiche in embrioni in fasi molto precoci di sviluppo.

La legge 40 garantisce alle coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, il diritto di essere informati sul numero e, su loro richiesta, sullo stato di salute degli embrioni prodotti. E la PGD si occupa proprio di questo.

E fin qui  parrebbe esserci nessun problema, ma i problemi ci sono eccome.

Il nostro servizio sanitario nazionale non fornisce alcun contributo a coloro che decidono di fare questa diagnosi. Il costo sarebbe quindi totalmente a carico dei futuri genitori. Chiaramente non tutti possono permetterselo, ragione per cui rinunciano alla PGD. Cosa comporta ciò? In molti casi si è costretti a ricorrere all’aborto. Azione  traumatica per una donna inserita in un percorso complesso come quello della procreazione medicalmente assistita.

 

Per questa ragione ho deciso di interrogare il governo. Per quale motivo non è stata inserita la PGD nei LEA (livelli essenziali di assistenza) dello scorso marzo? La diagnosi genetica preimpainto deve essere  considerata a tutti gli effetti parte integrante della diagnosi prenatale e devono essere previsti rimborsi per l PGD a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Attendiamo la risposta della ministra Lorenzin.

-MM-