fiducia.jpgIl decreto del Fare arriva alla Camera e i gruppi politici presentano 2200 emendamenti di cui 500 del M5S. In seguito ad un algoritmo proposto dai presidenti di commissione tutti i gruppi hanno ridotto il numero degli emendamenti: noi ne abbiamo presentati circa 80. Da qui abbiamo lavorato per 3 notti e 3 giorni, discutendo e votando gli emendamenti in commissione Bilancio: non ci è stato approvato quasi nessun emendamento importante, anzi, è capitato di vedere i presidenti che non alzavano neanche la testa per guardare/contare i voti favorevoli, contrari e astenuti e che davano l’esito coincidente con il loro parere di relatori (per questo abbiamo inviato una lettera scritta alla presidente Boldrini).

Successivamente ci hanno chiesto di ridurre il numero di emendamenti ripresentati (500) a 50 per poi forse vederne approvati 2-3.
Dopo l’ennesimo colloquio col Governo, abbiamo proposto 8 emendamenti (da 500) da approvare per poter procedere evitando di apporre la fiducia sul decreto. Il Governo tramite Franceschini ha offerto di scegliere 2-3 emendamenti da approvarci, sugli 8 rimasti.

Abbiamo quindi deciso che considerando la nostra rappresentanza, il 25%, non potevamo accettare anche questa ennesima riduzione e questo atteggiamento poco rispettoso di una ampia opposizione. Il Governo ha così chiesto la fiducia.

Gli emendamenti che concorrevano a migliorare il decreto erano i seguenti:
Estendere la riduzione del Cip 6 anche agli inceneritori, togliere la scandalosa deregulation sulle sagome degli edifici demoliti e ricostruiti, favorire il pagamento degli stagisti del ministero della Giustizia, aprire un fondo di sostegno alle Pmi in cui poter versare le eccedenze degli stipendi dei parlamentari, rendere più aperta e democratica la gestione della Cassa depositi e prestiti, rivedere la Tobin Tax per colpire il day trading, ricalibrare l’Iva sui servizi portuali, vincolare infine gli incentivi per i nuovi macchinari al mantenimento dei livelli occupazionali e delle strutture produttive sul territorio nazionale.
Emendamenti ampiamente condivisibili! Per rendere il provvedimento un minimo accettabile.

Al Ministro Franceschini abbiamo lasciato intendere che non ci interessa la mera contabilità degli emendamenti presentati o approvati.
Ci interessa migliorare i decreti che vengono convertiti in legge.
Eccoci di nuovo scongelati, inutilmente.