emergenza-abitativa

Il Governo finalmente risponde qui ad una mia interrogazione datata  21/10/2015, sul tema emergenza abitativa a Bologna e sgomberi forzati.
I bolognesi conosceranno di certo il tema.
Il 20 ottobre 2015, poco prima delle 7, vennero avviate le operazioni di sgombero per l’ex palazzo Telecom di via Fioravanti, occupato dal 4 dicembre 2014 da un’ottantina di famiglie: 280 persone, di cui un centinaio minorenni.
Chiedevo dunque ai ministri Alfano e Poletti (min. dell’interno e del lavoro), quali iniziative urgenti intendessero assumere per valutare esattamente il numero di persone che versano nella condizione di emergenza abitativa, al fine di poter definire un piano emergenziale per famiglie e le persone che non hanno una casa, individuando fondi mediante una migliore allocazione delle risorse, anche in prospettiva della presentazione del disegno di legge di stabilità. Poiché i diritti costano ritengo che il Governo abbia l’obbligo di reperire le risorse per garantire almeno i diritti vitali e naturali, come il diritto all’abitazione.

 

Assieme a Federica Salsi, ex consigliera bolognese esperta del tema, commentiamo la risposta.

 

Il viceministro dell’interno Bubbico, nella sua risposta all’emergenza abitativa, fa riferimento ad un protocollo del 2014 tra prefettura, Regione ER e Comune. Che però non ha prodotto risultati a quanto ci risulta.
Con grande ritardo e in maniera approssimativa si sta cercando di fare fronte ad un problema in espansione senza un piano adeguato sia per gestire l’emergenza nell’immediato che nel lungo periodo.
Auspichiamo che in maniera celere, il comune di Bologna diventi il primo interlocutore dei bisognosi. Evitando di lasciare campo aperto ai centri sociali, che trascinano i cittadini in una situazione di illegalità, senza che spesso ne siano consapevoli.
In secondo luogo, come anche auspicato nell’interrogazione, il governo deve stanziare risorse per le ristrutturazioni degli immobili vuoti da destinare ad uso abitativo, potendone diventare diventare proprietario.
Se INPS ha un’immobile che non usa, deve venderlo all’asta, evitando che vada in malora. In caso contrario diventa di proprietà dello stato, che in questa maniera potrà ristrutturarlo e darlo in gestione ai comuni per l’emergenza abitativa.
Il paese ha bisogno di politiche serie per l’edilizia popolare, che per quasi 30 anni è stata trascurata per scelta degli enti pubblici.
L’edilizia privata fa guadagnare di più e da meno rogne ai comuni. Ma non consente di rispondere all’emergenza abitativa, che specie in periodi di crisi diventa piaga. Serve costruire alloggi popolari al posto dell’edilizia privata. Ci sono troppe persone che non ce la fanno coi propri mezzi. E tra le righe della risposta del viceministro, il Governo ne è anche consapevole.
Attenzione però! Quando parliamo di costruire, non intendiamo necessariamente nuove costruzioni.
Si può intervenire sull’esistenza. Usando aree già cementificate da riqualificare. Basti pensare a tutte le aree delle ex caserme ora dismesse. Tutti gli interventi a Bologna prevedono solo una minima parte (10% o meno) di alloggi ers o erp.
Infine, dal momento che un’amministrazione oculata si misura dalla contezza che ha delle operazione che pone in essere, serve verificare ogni anno i requisiti di chi abita negli alloggi popolari (le condizioni cambiano nel corso del tempo). Troppo spesso capita che dichiarano il falso e hanno redditi alti che non gli darebbero diritto all’accesso all’erp. Questo tipo di controlli sono sempre stati pochissimi, ed il comune  di Bologna si è svegliato solo nell’ultimo anno e ha trovato una percentuale abbastanza alta di furbetti.

 

Attendiamo quindi la prossima legge di stabilità per valutare quanto davvero lo Stato tenga al tema dell’emergenza abitativa.

 

Mara Mucci e Federica Salsi (già consigliera comunale a Bologna, da tempo occupata nel tema dell’emergenza abitativa)