Nella giornata di mercoledì 26 luglio in Commissione agricoltura, della quale faccio parte, abbiamo approvato una risoluzione dal titolo “ Interventi per fronteggiare la scarsità delle risorse idriche a uso irriguo”.

L’intento è quello di fronteggiare l’attuale crisi idrica con uno sguardo al futuro.

Prima di tutto l’emergenza corrente: sostegno alle aziende colpite dalla siccità, con la sospensione dei contributi previdenziali e dei mutui anche per i non assicurati e l’accesso al fondo di solidarietà. Richiesta un’accelerazione sullo sblocco dei fondi già stanziati con annesso monitoraggio degli invasi incompiuti o non funzionanti.

La nostra regione, l’Emilia-Romagna, è tra quelle maggiormente colpite. Vorrei ricordare che dal bacino idrografico del Po, il quale sta soffrendo in maniera consistente della carenza d’acqua, dipende il 35% della produzione agricola nazionale.

Sotto assedio le Provincia di Modena e Parma dove l’acqua è fondamentale, tra l’altro, per coltivare foraggio e granturco necessario per nutrire i 1,5 milioni di maiali che forniscono la carne per i prosciutti Dop.

Lo scorso mese a Bologna, gli agenti della polizia provinciale della città, si sono trovati di fronte ad una scena inedita. Oltre tre quintali di pesci morti a causa dell’abbassamento del livello idrico, dovuto alla prolungata siccità e all’innalzamento della temperatura dell’acqua.

Un breve periodo di parziale sollievo, dovuto per lo più ad alcune precipitazioni a carattere temporalesco, cadute in modo non uniforme,  si è verificato  la scorsa settimana, mentre ora la morsa del caldo (picchi di 39 gradi ed  umidità al 60% diffusa in modo eguale dal fiume Po all’Appennino) è ripresa già da alcuni giorni, “mettendo in scacco” produzioni tipiche e riducendo le portate dei corsi d’acqua.

Anche nella città di Imola la situazione non è rosea. Gli affluenti del Santerno sono quasi a secco. Anche in questo caso, come riportato dai quotidiani locali, a soffrirne sono soprattutto gli animali, ai quali gli allevatori spesso non riescono a garantire adeguato abbeveraggio.

Nonostante l’Emilia Romagna sia stata la prima a richiedere e ottenere lo stato di calamità, ciò non ci esime dal guardare al futuro.

La commissione ha ravvisato la natura ormai ciclica dei queste emergenze, dovuta essenzialmente al cambiamento climatico. Alla luce di ciò, attraverso la risoluzione approvata, abbiamo richiesto nuovi e specifici finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo di sistemi innovativi di raccolta delle acque e coltivazione, la definizione di un nuovo piano di investimenti sulle infrastrutture, l’introduzione di misure per la riduzione del consumo di risorse idriche e l’individuazione di risorse per progetti di opere idrauliche anche aziendali.

Non bisogna ragionare in termini emergenziali.

Come emerso nella audizioni tenutesi in Commissione, bisognerebbe organizzare un coordinamento amministrativo al fine di affrontare nel migliore dei modi la quotidianità.

La nostra regione è già tra quelle maggiormente all’avanguardia dal punto di vista dell’impiego delle tecnologie in agricoltura e, soprattutto in materia di risparmio idrico. Tra la provincia di Parma e quella di Piacenza si coltiva un quarto del pomodoro da conserva Made in Italy duramente colpito dalla siccità. Per questo tipo di coltivazione è richiesta una grande quantità d’acqua.

Per evitare sprechi e per utilizzare in maniera più efficiente possibile le risorse che abbiamo a disposizione, vengono utilizzati sistemi idrici ad alta efficienza, quali l’irrigazione goccia a goccia. Questo sistema, largamente utilizzato nella nostra regione, permettere di dare alle coltivazione l’acqua della quale necessita, evitando usi smoderati.

Al fine di evitare che nei prossimi anni ci si trovi nuovamente di fronte a questo tipo di emergenza, sarebbe necessario rivedere il sistema di stoccaggio della risorsa acqua. Se i sistemi di stoccaggio naturali vengono meno,  è opportuno realizzare piccoli medi invasi, da 50-250 ml cubi, dai quali attingere in futuro.

Chiaramente, per tutti questi interventi servono risorse economiche.

Per incentivare un modello di produzione agricola sempre più improntato all’innovazione il Governo ha destinato nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale Nazionale (PSRN) 300 milioni di euro per il finanziamento di azioni nel settore irrigazione, finalizzandoli al miglioramento dell’efficienza del sistema di reti pubbliche di distribuzione irrigua ed al completamento degli impianti.

Ulteriori 295 milioni sono stati stanziati con delibera CIPE del 1 dicembre 2016, destinati al finanziamento del « sotto piano investimenti irrigui » all’interno del Piano operativo dell’agricoltura.

Un totale di circa 600 milioni.

C’è un problema però, solo in Emilia Romagna ci sono state richieste per oltre 150 mln di euro. E’ evidente che, in primis il PSRN, vada  potenziato!

E’ importante che questi fondi arrivino nel più breve tempo possibile agli agricoltori affinché possano dar vita ad una forma di agricoltura più responsabile, che combini tradizione e utilizzo delle migliori e più avanzate tecnologie!

Vigileremo sulla distribuzione delle risorse, e siamo a disposizione per eventuali segnalazioni!

MM