immaginecodingIl “coding” per lo sviluppo del pensiero critico

Negli ultimi mesi è tutto un fiorire in Italia di iniziative sul “coding”, termine inglese con cui si intende la stesura di un programma informatico, cioè di una di quelle sequenze di istruzioni che, eseguite da un calcolatore, danno vita alla maggior parte delle meraviglie digitali che usiamo quotidianamente. Sarebbe certo meglio usare l’equivalente italiano “programmazione”, visto che l’utilizzo della nostra lingua significa sostenere la nostra identità sociale e culturale, ma si può capire che la sintesi giornalistica e l’influsso della moda sostengano la diffusione di termini stranieri.Tra le iniziative che si basano sul supporto di volontari, CoderDojo – che a Imola ha appena svolto due incontri – è forse la più conosciuta.

Ma la programmazione informatica si deve imparare soprattutto a scuola, affiancando iniziative lodevoli come CoderDojo che però resta a livello di volontariato, con iniziative strutturali e permanenti all’interno delle scuole. Con il Piano Nazionale Scuola Digitale, il Ministero ha introdotto l’obiettivo di far svolgere 10 ore di “pensiero computazionale” a tutti gli studenti delle scuole elementari e di formare a questa disciplina tutti gli studenti. Ed è stato di proposito utilizzato il termine “pensiero computazionale” per sottolineare che l’obiettivo non è tanto imparare a programmare per trovare un lavoro, quanto sviluppare una modalità di pensiero utile per qualunque lavoro. Un po’ come per la matematica, che non si insegna nelle scuole per fare i conti a mano, ma per le capacità logico-razionali che fa crescere negli studenti. Il “pensiero computazionale” è un processo mentale per la risoluzione di problemi, costituito dalla combinazione di metodi caratteristici e di strumenti intellettuali, che sono di valore generale perché allenano e rafforzano la capacità di chiedersi quali siano i meccanismi che causano certi comportamenti. Una breve introduzione è presente al link

Nelle scuole il pensiero computazionale si apprende attraverso il progetto “Programma il Futuro lanciato dal MIUR (Ministero dell’istruzione università e ricerca). Forse non tutti i cittadini imolesi sanno che questo importante progetto è sostenuto e fortemente voluto a livello parlamentare dall’intergruppo innovazione, e dal mio impegno in prima persona che va avanti da due anni. Da settembre 2014, nel corso dei primi due anni la programmazione ha raggiunto più di un milione di studenti, in circa 5.000 scuole e coinvolgendo quasi 15.000 insegnanti. La chiave di questo successo è la disponibilità di materiale didattico che può essere utilizzato nelle classi anche da insegnanti che non conoscono la materia, dal momento che si sviluppa in modo molto graduale e senza difficoltà di natura tecnologica. I benefici del “pensiero computazionale“ si estendono infatti a tutte le professioni. Medici, avvocati, dirigenti di azienda, architetti, funzionari di amministrazioni – solo per citarne alcune – ogni giorno devono affrontare problemi complessi; ipotizzare soluzioni che prevedono più fasi e la collaborazione con altri colleghi o collaboratori; immaginare una descrizione chiara di cosa fare e quando farlo. Il pensiero computazionale contribuisce a sviluppare queste capacità.

Anche ad Imola molti istituti hanno partecipato al progetto. Tra questi l’Istituto comprensivo n°6 via villa Clelia, l’istituto comprensivo n°2 via Cavour, l’istituto Paolini Cassiano, il liceo Rambaldi Valeriani, e gli istituti comprensivi n° 3 di via Gioberti e n°4 di via Guicciardini.

Programma il futuro per esistere deve essere supportato economicamente. Diversi partner aziendali si sono messi in gioco e credono in questa iniziativa che è fondamentale per la crescita culturale della società italiana. Auspico dunque, per il prossimo anno scolastico una partecipazione ancora maggiore invitando ad un’estensione del partenariato aziendale, anche imolese! Le aziende infatti supportano il progetto anche mediante la disponibilità dei dipendenti che, nell’ambito delle ore di volontariato aziendale, possono affiancare in aula gli insegnanti aiutandoli nel compiere i primi passi lungo questo percorso.

Programma il futuro è un progetto importante, che forma i giovani che sono i lavoratori del domani, i futuri imprenditori, i futuri dirigenti. Ed il pensiero computazionale è un tassello che non può mancare nella formazione di ciascuno di essi: aiuta a sviluppare un’attitudine mentale che consente di di risolvere problemi di varia natura, sviluppando originalità e creatività. Non è quello che la scuola dovrebbe fare? 

-MM-