regolamentoBentrovati,

leggo sul web un articolo interessante scritto dal Vicepresidente della Camera Giachetti in merito alla modifica del regolamento, ferma in giunta per il regolamento ormai da mesi.

Premetto che una proposta sul tema è stata già presentata dal PD, ed appoggiata da tutti i gruppi parlamentari tranne il moVimento in formato di bozza. I punti su cui il mio gruppo ha espresso criticità sono diversi. .

L’impressione dei membri della giunta è che questa proposta voglia tagliare i tempi di discussione in aula sui provvedimenti, erodendo di fatto il potere che ha una rappresentanza numerosa come quella del movimento, che è in grado di rallentare i lavori d’aula ed utilizzare questa facoltà come arma di “trattativa” con la maggioranza. .

Il m5s in giunta del regolamento non ha quindi appoggiato tale proposta di modifica al regolamento.

Personalmente davvero auspico che si possa trovare un punto in comune che soddisfi tutti. Capisco che il Governo voglia avere una corsia “preferenziale” che eviti il continuo ricorso a decreti legge. In merito ecco alcuni dati che ho raccolto stasera (se non sono esattissimi mi perdonerete, ho gli occhi che si incrociano).

Da inizio legislatura sono stati approvati circa 32 decreti legge e 29 leggi ordinarie.

Queste ultime sono soprattutto ratifiche a trattati europei o recepimento direttive.

Restano quindi soltanto 9 leggi approvate di origine parlamentare, delle quali 2 commissioni di inchiesta e alcune commemorazioni. Un po’ pochino a mio avviso..

L’articolo 71 della nostra amata Costituzione cita:

L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.

Ma a questo punto andrebbe rivisto in:

L’iniziativa delle leggi appartiene soprattutto al Governo, se resta tempo anche a ciascun membro delle Camere, infine agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.

Il Presidente Giachetti giustamente ammette l’eccessivo ricorso a decretazione d’urgenza.

Aggiungo che oltre ad essere spesso messo in discussione questo uso massiccio dei decreti dal Parlamento perché il ricorso al decreto non rispetta criteri di necessità ed urgenza, o di omogeneità di materia come vuole la Costituzione, a mio avviso è ancora più discutibile il risultato che si ottiene. Spesso infatti i decreti vengono emanati senza approfondita analisi ex ante ed ex post (quando viene fatta?) di impatto della legge sul nostro ordinamento. La fretta non e’ mai una buona consigliera. E la qualità della legislazione è importante, anche solo per il fatto che un lavoro fatto bene resta efficace nel tempo.

Certo è che il Parlamento poi ratifica i decreti, e allora voi direte, ci pensa il Parlamento a migliorarli!(dopo approfondita analisi).

Ma anche in questo caso spesso il risultato è discutibile. Ci troviamo infatti a correre perché questo o quel ramo del Parlamento utilizza gran parte del tempo a disposizione per la conversione, usandolo male, e inficiando sulla corretta analisi dell’altro ramo (ricordo che se non convertiti i decreti scadono entro 60 giorni, per cui sarebbe bene, trovandoci ancora all’interno di un bicameralismo perfetto, che questo non avvenga).

E qui mi chiedo. Ma il ministro dei rapporti col parlamento serve solo a mettere la fiducia? Non potrebbe anche monitorare il corretto rispetto dei tempi per un’analisi di entrambi i rami? (Altrimenti l’idea potrebbe essere un bicameralismo con commissioni uniche, ad esempio… ma non divaghiamo).

Il risultato di una cattiva gestione di conversione dei decreti (e quindi sommessamente dico di gestione dell’ordine dei lavori parlamentari) ha prodotto spesso interminabili sedute notturne per evitare la scadenza (immaginatevi la qualità del lavoro che si può produrre alle 2 del mattino). La cosa ha inciso a maggior ragione nel caso in cui i decreti arrivati furono molto criticati da associazioni ed esperti, con numerose audizioni fatte e centinaia di emendamenti di modifica proposti. (Poveri noi…). Se un decreto viene “demolito” in commissione, forse servirebbe più tempo per l’analisi, e più apertura fra le parti politiche che concorrono al processo legislativo. Ed invece? Arriva la questione di fiducia…

Questo è un po’ il quadro visto da me in questi mesi…

La proposta di Giachetti la capisco. Facciamo in modo di utilizzare meno lo strumento del decreto legge, e creiamo una corsia preferenziale per disegni di legge governativi, con una scadenza più o meno simile a quella che hanno ora i decreti. Senza però i vincoli del decreto stesso. Tempi prestabiliti, senza tagliole varie ed eventuali, per avere tutto il tempo di discutere gli emendamenti delle opposizioni (giusto).

Diamoci, insomma, un po’ di sano metodo. E magari (questo lo aggiungo io) tagliamo i tempi di discussione sulle mozioni, che sono atti di indirizzo che però non sono vincolanti, e che spesso vengono disattesi.

Ed in cambio? In cambio il parlamento DEVE lavorare di più. Vanno incardinate più proposte di legge di origine parlamentare. Non e’ più accettabile il rapporto decreti / leggi ordinarie che vi ho mostrato all’inizio. Per me il nodo sta qui. Lavorare con più progettualità, per ottimizzare tempi e produrre di più. Questo, attenzione, non significa che il lavoro vada fatto in fretta. Ritengo infatti che delle volte sia necessario un tempo superiore di analisi. Sempre nell’ottica di quella bontà legislativa di cui parlavo prima. Lavorare bene significa non fare il lavoro due volte. Impiegare tempo oggi per risparmiarlo domani.

Concordo infine sulla questione della sede redigente in commissione. Personalmente l’ho detto più volte, ed ha anche senso. E’ inutile, soprattutto per temi tecnici come ad esempio giustizia, che si debba ripetere l’iter di discussione emendamenti e votazione sia in commissione che in aula. Proprio per la natura specifica di tali provvedimenti, e per il fatto che il politico non è tuttologo e specializzato in tutti i temi, mi risulta una perdita di tempo che non permette di ottimizzare tempi e lavori parlamentari.

Piuttosto rendiamo più trasparenti i lavori in commissione, e diamo pubblicità ed evidenza a tali dibattiti. Il risultato sarebbe lo stesso (ovvero mettere il cittadino a conoscenza delle proposte) e magari discutere qualche legge di origine parlamentare in più, dando spazio all’opposizione di esprimere il suo progetto politico. La battaglia parlamentare farà il resto.

Un esempio di questi tempi è la nostra legge incardinata in commissione affari costituzionali alla Camera in materia di conflitto di interesse. E’ un mese che viene continuamente spostata di settimana in settimana. Quando ce la faranno discutere?

Il Governo vuole una corsia preferenziale? Il Parlamento però rivuole la sua dignità.

Questa è la mia idea ovviamente, che verrà democraticamente discussa in assemblea.

Un saluto a tutti.