Prima pagina Il MattinoIrpinia: 35 anni fa. Il terremoto fa strage. Oltre 2mila e 500 morti, 880 feriti e 300mila senzatetto. La solidarietà non ha confini: da tutta la Nazione generosi volontari portano le loro roulotte per dare una casa a chi l’ha vista sgretolarsi. Chi può si presenta con pale e picconi e si mette al fianco delle vittime e delle forze di soccorso. Nell’immaginario collettivo sono chiodi le foto della distruzione, il volto del presidente della Repubblica Sandro Pertini sui luoghi della tragedia e il titolo vergato sulla prima pagina de Il Mattino di Napoli: “Fate presto”.

Tra i senzatetto di quel devastante sisma (6,8 di magnitudo) ci sono tutti i miei parenti materni: nonni e bisnonni che per decenni sono rimasti a vivere nei prefabbricati dopo aver perso le loro case.

C’è tanta Italia in questa storia, nel bene e nel male: solidarietà immediata, ma anche tanta speculazione. Terminata la fase di emergenza, la ricostruzione entra nell’ombra. Il giornalista Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985, comincia a parlare di intrecci tra malavita organizzata e pubbliche amministrazioni proprio sulla ricostruzione in Irpinia. La legge 129, varata nel 1981 per stanziare i fondi della rinascita delle aree colpite dal sisma, mette a disposizione ingenti somme ma tracciabilità e trasparenza non sono le caratteristiche di questa manovra. Anche l’Irpinia, come abbiamo visto più recentemente a L’Aquila, diventa un affare. Un malaffare che entra nei libri di storia al pari della solidarietà. L’Italia dei singoli, generosa, contro l’Italia delle organizzazioni, politiche e delinquenziali. A 35 anni di distanza, è stato ricostruito il 90% di quanto raso al suolo dal terremoto. Tra tante belle storie di chi si rialza, anche i capitoli bui di chi sulla disgrazia trova lucro.

L’Irpinia è una storia tutta nostra. Un canovaccio di emergenza e interessi di cui ancora non ci siamo liberati. E’ forse nella nostra genetica, ricordare la generosità e accettare come endemico il malaffare. Ricordiamoci e facciamoci speranza delle nostre virtù, ma non scordiamoci di essere sempre vigilanti.