debitiPACome siamo rimasti con il pagamento arretrato dei debiti che le Pubbliche Amministrazioni hanno contratto verso i loro fornitori, e che ancora non hanno saldato?

I sessanta giorni per i pagamenti previsti per legge a partire dal primo gennaio, per le imprese sono ancora un miraggio!
Lo certificano anche le associazioni di categoria: i ritardi nel pagamento delle fatture anziché diminuire stanno aumentando. Per i costruttori dell’Ance, per esempio, nei primi sei mesi del 2013 si è arrivati a un’attesa media di 235 giorni, 50 in più dei 185 che servivano tre anni fa.
L’osservatorio sui tempi di pagamento organizzato da Confartigianato registra che soltanto il 13% degli imprenditori rileva tempi diminuiti, mentre per il 68% nulla è variato. Va un po’ meglio nella sanità: i fornitori di dispositivi medici di Assobiomedica registrano una media di 279 giorni di attesa nel primo semestre, contro i 309 necessari l’anno scorso.

Facciamo le leggi, ma non le facciamo rispettare. La macchina amministrativo/burocratica va a spizzichi e bocconi.

Ieri il Ministro Saccomanni ha affermato che il Mef ha erogato agli enti pubblici 17,9 miliardi e i pagamenti fatti ai creditori sono saliti a 11,3 miliardi e di conseguenza il 63% dei crediti il cui pagamento era previsto nella seconda metà dell’anno sono stati pagati. Ma non è ancora dato sapere a quanto ammontano effettivamente i debiti delle pubbliche amministrazioni verso imprese e professionisti.

I timori espressi dalle associazioni rappresentative del mondo produttivo (specialmente dall’Ance) stanno diventando certezze, da tempo si sottolineavano numerose pecche nella procedura di monitoraggio implementata dal Mef, da ricercare nell’incoerenza e nell’eccessiva complessità dei meccanismi. Solo a fine mese, si potrà forse conoscere un primo risultato della ricognizione che le p.a dovevano completare entro il 15 settembre, ma in base a quanto scritto nel Def difficilmente si potrà trattare di un dato definitivo.

Per capire la complessità dell’operazione, basti pensare che alcuni comuni hanno più di 20 mila creditori e devono caricare 20 mila elenchi sulla piattaforma.

Ciò determina un’ulteriore conseguenza negativa: i creditori, infatti, non sono in grado di sapere se e quando il caricamento dei dati è stato completato.

Il risultato è che, ancora oggi, nessuno è in grado di conoscere l’esatto ammontare di debiti scaduti, nella migliore delle ipotesi, da otto mesi.

Ancora una volta vogliamo sottolineare come e quanto sia importante un’informatizzazione comune e coordinata tra tutti gli enti. Ampia condivisione e pubblicità. E soprattutto SEMPLIFICAZIONE, concetti che dovrebbero essere al primo posto, ma di cui nessuno si occupa. 

Mara Mucci – Portavoce alla Camera