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Il 23 dicembre scorso la manovra è divenuta legge. La Camera,ha approvato il testo in via definitiva, rendendo operativo il ddl uscito dal consiglio dei ministri del 15 ottobre e minimamente modificato nell’esame parlamentare.

Infatti i punti cardine restano quelli voluti dal governo, che su alcune misure non ha sentito ragioni né ha accettato compromessi.

Tra i vincitori ci sono sicuramente i beneficiari del bonus da 80 euro, che viene reso strutturale solo per i lavoratori dipendenti compresi tra gli 8.000 e i 24.000 mila euro di reddito annuo, anche se alla fine sono mancate le risorse per la sua estensione

Accanto a loro ci sono i 330mila beneficiari del bonus bebè, che hanno visto la riduzione della soglia d’accesso a un Isee di 25mila euro rispetto ai 90mila euro di reddito inizialmente previsti. Le famiglie incassano anche un altro anno con la proroga dei bonus sulle ristrutturazioni edilizie, il risparmio energetico e l’acquisto di mobili ed elettrodomestici: tutte misure che daranno una boccata d’ossigeno anche a due settori industriali (l’edilizia e l’arredo) già duramente colpiti dalla crisi. Stop, inoltre, ai rincari sul canone Rai e via libera all’Iva agevolata al 4% sugli ebook.

Di segno opposto, il cambio d’aliquota per il pellet, che passa (tra le proteste) dal 10 al 22 per cento. Lascia un po’ l’amaro in bocca, invece, l’applicazione della tassazione ordinaria al Tfr anticipato in busta paga: una misura destinata ad aiutare famiglie in difficoltà o comunque bisognose di denaro, sconta un prelievo pesante.

Per imprese e autonomi, invece, è decisamente positiva la detassazione dell’Irap sul costo del lavoro, che da anni pesa sulla competitività delle imprese italiane, anche se la decorrenza dal 2015 fa sì che gli effetti di cassa non saranno immediati. Scatterà da subito, invece, l’eliminazione del taglio delle aliquote Irap, introdotto la scorsa primavera. Altra misura destinata a far discutere, lo split payment, per cui in pratica i fornitori della Pa saranno pagati al netto dell’Iva. Rispetto al disegno di legge iniziale, inoltre, non sono arrivate particolari aperture sul regime forfettizzato per gli autonomi e le miniimprese, destinato a sostituire i minimi dal 2015: restano i limiti di reddito inizialmente previsti tra cui quello di 15mila euro per i professionisti e si aggiunge un limite extra per chi, oltre al lavoro autonomo, incassa anche redditi di lavoro dipendente o di pensione.

Gli emendamenti del Movimento 5 Stelle prevedevano misure importanti sui giochi e soprattutto sull’aumento dell’Iva sui pellet (dal 4% al 22%), interventi ritenuti minoritari dal Governo nonostante il loro peso nelle tasche degli italiani.

Dagli 80 euro al bonus bebè, dallo stop ai rincari di Tasi e canone Rai fino al rinnovo dell’ecobonus, sono molte le norme che influiranno sulla vita delle famiglie. Così come sull’attività d’impresa e sul mondo del lavoro: il governo ha infatti puntato sin da subito sugli sgravi Irap sul costo del lavoro, cavallo di battaglia del mondo imprenditoriale, per facilitare la vita alle aziende e, allo stesso tempo, per favorire le assunzioni a tempo indeterminato. Una misura specifica è stata pensata anche per le partite Iva, escluse già quest’anno dal bonus da 80 euro. Il regime forfettario sale al 15% ma la platea si allarga ai redditi tra i 15.000 e i 40.000 euro. Nuove soglie che però che non ci sono proprio piaciute ritenendo che questo Governo “si interessa ancora poco”degli autonomi.

Tanti, secondo il Movimento 5 Stelle assolutamente troppi, anche gli interventi microsettoriali inseriti nonostante il caos finale scatenato al Senato. Tanti e tali da spingere anche il presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, Antonio Azzollini, a prendersela con Matteo Renzi, per l’evento “senza precedenti” vissuto lo scorso fine settimana in Aula al Senato, dove il voto finale del ddl è arrivato all’alba dopo continui rinvii. In realtà tra le modifiche fondamentali introdotte a Palazzo Madama spicca quella dei giochi che, insieme ad altri interbenti, ha fatto lievitare la manovre di circa un miliardo.

Come se tutto questo non fosse abbastanza, rimaniamo in attesa del giudizio finale di marzo, anche per ottenere il via libera alla reverse charge sull’Iva.

Senza l’ok di Bruxelles gli introiti previsti dall’estensione del meccanismo dovranno essere infatti reperiti con un classico delle coperture: le clausole di salvaguardia che vanificherebbero il taglio delle tasse operato per altre vie.

La legge di stabilità ne prevede due: l’aumento delle accise sulla benzina e dell’Iva al 25,5%, se anche la spending review non dovesse dare i risultati sperati.