Il 30 marzo la Camera ha approvato la proposta di legge che regolamenta l’ingresso delle toghe in politica e il loro rientro in magistratura.

Con questo intervento si vogliono porre dei limiti all’attività politica dei magistrati che valgono per tutte le elezioni, che siano esse politiche, regionali,europee o amministrative, per poter garantire i principi costituzionali di indipendenza, autonomia e divisione dei poteri.

Allo stesso tempo viene garantito anche ai magistrati di potersi avvalere dell’articolo 51 della nostra Costituzione, riguardante l’elettorato passivo.

Secondo il testo approvato dalla Camera, il magistrato che si vuole candidare non può farlo nella circoscrizione o nell’ambito elettorale dove ha esercitato negli ultimi 5 anni.

In aggiunta si richiede che nel momento in cui accetta la candidatura sia in aspettativa da almeno 6 mesi. Al termine del mandato, se decide di rientrare in magistratura per un periodo di tre anni non può svolgere funzioni giudicanti, non potrò dirigere un ufficio e dovrà lavorare in un collegio giudicante.

Ma è chiaro che tre anni sia un periodo veramente limitato. Colui che ha ricoperto un incarico, che può andare da Presidente della regione a consigliere comunale, anche solo per un mandato, ha creato un circuito di conoscenze che resisterà sicuramente al lasso temporale dei tre anni.

Immediate sono state le reazioni di ex magistrati che hanno scelto, per poter intraprendere la carriera politica, di abbandonare le toghe.

Secondo Antonio Di Pietro, nonostante siano state stabilite delle, seppur blande, regole, non è stato previsto un valido regime sanzionatorio qualora non vengano rispettate. Si pensi ad esempio che la sanzione prevista è la perdita dell’anzianità per un periodo pari a 4 anni!

In ogni caso, il testo approvato alla Camera rappresenta comunque un passo in avanti.  Se fossero state applicate le stesse regole anche negli anni passati, a nomi illustri sarebbe stato precluso l’elettorato passivo.  Luigi de Magistris nel 2009 non avrebbe potuto candidarsi come parlamentare europeo, poiché aveva lasciato da troppo poco tempo il posto come giudice del riesame nella città di Napoli. Lo stesso destino sarebbe toccato a Anna Finocchiaro, che quando si candidò nel 1987 con il PCI ricopriva il ruolo di pubblico ministero a Catania! La nuova normativa non avrebbe toccato invece figure come Gerardo D’ambrosio, ex procuratore di Milano, che quando si candidò per il PD in Lombardia era già in pensione!

La Camera ha inoltre fatto cadere l’obbligo, previsto dal testo del Senato, per il magistrato schierato politicamente di astenersi nel caso in cui debba giudicare una controparte politica.

E’ passato, invece, un emendamento del vicepresidente della Camera Roberto Giachetti, in base al quale all’interno del sito della Presidenza del Consiglio dovrà essere istituita una banca dati con tutti i dati dei magistrati fuori ruolo. E’ questo un passo in più per raggiungere maggiore trasparenza in materia!

La proposta di legge ora dovrà tornare al Senato che dovrà pronunciarsi su quanto modificato dalla Camera!

#staytuned

MM