colosseoDECRETO BENI CULTURALI- ANCHE CONOSCIUTO COME SCIOPERO AL COLOSSEO – APPROVATO

Questa settimana la Camera ha avviato la conversione in legge del Decreto 146/2015, conosciuto come Decreto Colosseo.

L’antefatto e miccia scatenante è stata l’assemblea sindacale del 18 ottobre scorso, svoltasi proprio all’Anfiteatro Flavio, che ha visto bloccare siti archeologici quali Colosseo, Foro Romano e PalatinoTerme di Diocleziano e di Ostia Antica, fino alle 11.30 di mattina, causando file e disagi tra i visitatori. Per questi episodi la risonanza mediatica diventa massima e il riflesso negativo per tutti: sindacati e amministrazione pubblica. La domanda che mi pongo è: possono uno sciopero o una assemblea sindacale, se pure legittimi e regolari, bloccare un bene culturale, sia esso più o meno conosciuto?  

Ci tengo a precisare che in questo caso la Soprintendenza era stata avvertita dell’iniziativa sindacale, e nei giorni precedenti la mobilitazione, l’inevitabile disagio della chiusura era stato comunicato attraverso i mezzi stampa, nonché portato a conoscenza di tour operator e agenzie di viaggio. Ma questo non è ovviamente sufficiente. Primo perché la Soprintendenza non può sapere in quanti aderiranno allo sciopero, non potendo di conseguenza organizzare l’accesso al sito in modo alternativo; secondo perché gli stranieri non leggono i giornali italiani e le notizie non saranno mai diffuse a tutti gli utenti!

In quel 18 ottobre, i lavoratori entrarono in mobilitazione in modo previsto dalla legge e per cause legittime, in quanto non veniva loro retribuita da tempo la parte di salario accessoria, gli straordinari per intenderci. Tuttavia è rilevante evidenziare come ai sindacati qualche giorno prima fosse stata fatta pervenire notizia dello sblocco dei fondi per le loro retribuzioni accessorie. Era davvero necessario quindi chiudere Colosseo, Foro Romano e Palatino, Terme di Diocleziano e di Ostia Antica per 4 ore? Finire sulle più importanti testate internazionali per un episodio simile?

A mio avviso NO.

Cosa fa questo decreto?

Modifica la legge 146 del 1990, specificando che in relazione alla “tutela dell’ambiente e del patrimonio storico-artistico”, rientrano tra i servizi pubblici essenziali non solo “i servizi di protezione ambientale e di vigilanza sui beni culturali”, ma anche l’apertura al pubblico di musei e altri istituti e luoghi della cultura, di cui all’articolo 101 del decreto legislativo n. 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio).

Cosa significa? Che gli scioperi e le assemblee sindacali dovranno consentire comunque la fruizione dei beni, e verranno regolate dall’iter della legge 146/1990, ovvero attraverso la concertazione fra il Garante, la commissione di Garanzia per l’attuazione degli scioperi e le parti sindacali. Significa creare un ambiente nel quale siano contemperati al meglio due diritti, quello di chi fa sciopero o assemblea, e quello di chi vuole fruire del nostro inestimabile patrimonio, e che per questo affronta anche lunghi e costosi viaggi. Non dimentichiamoci che il turismo viaggia ancora e soprattutto sul passaparola. E chi lavora nel turismo lo sa benissimo.

Questa norma mi sembra equilibrata e costituzionalmente prevista, dunque l’ho votata.

ps: Tralascio il profluvio di emendamenti incostituzionali presentati da alcune forze politiche, che addirittura miravano a far legiferare i sindacati. Ricordiamo che i sindacati hanno il compito della contrattazione collettiva, e non di fare le norme. Quelle spettano al Parlamento. Grazie. :)

Ecco il mio breve intervento durante il dibattito:

DL 3 2015 intervento