Dopo la siccità delle scorse stagioni, vorrei evitare che ci si trovi nuovamente impreparati alla prossima secca. Tra fondi europei e stanziamenti del ministero delle politiche agricole (n. 31990 del 30 dicembre 2016) ci sono in ballo quasi 600 milioni di euro, destinati all’ammodernamento delle strutture irrigue, fondamentali per preservare le risorse idriche, sia per il consumo comune, sia per quello agroalimentare.

I costi della recente (anzi purtroppo delle recenti e ricorrenti) siccità sono ancora tutti da valutare nel loro complesso e certo hanno significato un calo nella produzione e nelle entrate del nostro agroalimentare made in Italy, una perla nazionale riconosciuta il tutto il mondo.

Ma se i fondi sono stati stanziati, dove sono finiti? Perché le opere necessarie ad evitare altre catastrofi non sono ancora iniziate? Dove sono i progetti, perché in tutto il paese non iniziano i lavori?

A un ritardo preesistente, si aggiungono quelli sui bandi di selezione i cui termini sono stati prorogati e i cui progetti non sono ancora stati approvati. I fondi europei dell’FSC (fondo sviluppo e coesione) sono ancora bloccati, mancano le procedure per l’erogazione della spesa. Va ricordato che i fondi stanziati hanno una data di scadenza, se le opere non verranno completate e collaudate entro giugno 2023, la commissione Europea ritirerà i finanziamenti.

Per queste ragioni ho ritenuto opportuno presentare un’interrogazione al ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, chiedendo spiegazioni riguardo questi ritardi.

Il sottosegretario Castiglione ha risposto sostenendo che i ritardi sono dovuti alla necessità di aggiornare le informazioni sullo stato dei corpi idrici e delle pressioni a cui essi sono sottoposti da parte del ministero dell’ambiente, in modo tale che i progetti presentati siano in linea con i dati più aggiornati. Per quanto riguarda le lunghezze nei tempi di selezione dei progetti il sottosegretario ricorda la grossa mole burocratica necessaria, ma che è già stata creata un’apposita commissione per monitorare il processo e accelerarne i tempi.

Da parte mia ho ricordato che l’impegno per queste opere necessarie non è solo del governo, ma anche di aziende private e consorzi di bonifica, che dall’esecutivo si aspettano tempi certi. Ho quindi invitato a non servirsi ancora di proroghe per questi lavori che sono già in ritardo e che sono fondamentali.