pescaQualche tempo fa dal territorio, è stata sottoposta alla mia attenzione la questione della pesca.

La tematica riguarda le specie a rischio e le modalità con le quali i pescatori e il resto della filiera produttiva svolgono il proprio lavoro.

Fortunatamente non sono la sola a lavorarci sù.

Infatti, la Commissione europea, lo scorso 26 giugno ha reso noto che, da quel momento fino al prossimo 30 settembre, è aperta una consultazione online circa le possibilità di pesca per il 2015 nell’ambito della politica comune della pesca.

Ma facciamo un passo indietro.

Per la prima volta, la Commissione ha tenuto conto dei pareri scientifici sullo stato degli stock nel Mediterraneo e nel Mar Nero, rilevando che mentre gli stock ittici dell’Europa settentrionale ed occidentale sono in fase di ripresa (il sovrasfruttamento è sceso dal 86 per cento nel 2009 al 41 per cento nel 2014), permangano invece gravi problemi di sovrasfruttamento del Mediterraneo.
Questi sono pari al 96 per cento in relazione alle specie di fondale mediterranee e superiore al 71 per cento per gli stock di acque intermedie come la sardina e l’acciuga.

Nasce così in sede Europea la decisione di indire una consultazione pubblica, in quanto risulta sempre più necessario consolidare i dati scientifici e adottare piani di pesca regionali per riportare le attività di pesca a livelli sostenibili.

E il nostro ministro Martina che fa? Tace.

Se vi connettete al sito istituzionale del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali non troverete nessun annuncio riguardo a questa consultazione pubblica.

Eppure immagino che chi si impegna professionalmente nel settore della pesca tanto quanto chi occupa di ricerca scientifica e di biodiversità avrebbe qualcosa da suggerire, o magari avrebbe da proporre soluzioni alternative atte a migliorare la grave situazione nazionale in cui ci troviamo.

Nei giorni scorsi in commissione ho presentato un’interrogazione scritta al nostro Ministro chiedendogli quali provvedimenti, sul tema, voglia adottare.

Auspicando che, in occasione del semestre europeo appena cominciato:

si promuova la tutela della pesca in modo deciso;

si raccolgano e diffondano dati scientifici affidabili per raggiungere un opportuno volume di catture;

si stabilisca quanto sia possibile pescare, tenendo conto della sostenibilità ambientale a lungo termine ma anche consentendo benefici a livello socioeconomico e occupazionale.

In attesa che Martina assuma decisioni, invito, chiunque fosse interessato, a partecipare alla consultazione pubblica indetta dalla Commissione europea concernente le possibilità di pesca per il 2015 nell’ambito della politica comune.

L’Europa ha indicato una strada e l’Italia, come stato membro, o si adegua passivamente, oppure diventa propositiva nell’interesse della nazione stessa!

Mara M.