parita di genereIn questi giorni, in Aula alla Camera, è in discussione una mozione a mia prima firma, sulle politiche di genere e pari opportunità, ovvero tutte quelle azioni in grado di valorizzare le differenze di genere, sradicando gli stereotipi e facendo della differenza un punto di forza.

Forse qualcuno di voi penserà che queste siano cose da altri tempi, ormai superate.

Sarà ma la nostra amata Italia risulta in 101esima posizione, su 135, per “partecipazione ed opportunità economica”.

E’ anche il Paese dove un terzo delle mamme, dopo il parto, non torna più a timbrare il cartellino. O, se lo fa, chiude in un cassetto i propri sogni di carriera.

Immane la fatica per le donne di sgomitare per accedere alla stanza dei bottoni, quando ci sono pochi asili, pochi aiuti, lavori precari, stipendi a parità di grado e curriculum inferiori agli uomini.

Ma anche tanta paura di non farcela a coniugare lavoro e famiglia.

Cultura maschilista, violenza in ambito familiare e sui luoghi di lavoro fanno il resto.

Sembrano luoghi comuni e cose lontane invece sono ancora una triste realtà.

Le donne e la loro possibilità di diventare madri sono trattate al pari di un handicap.

Io invece ritengo che essere donne e soprattutto mamme, costituisce un’occasione di crescita straordinaria e garantisce abilità e energie essenziali anche per la vita professionale.

La maternità non toglie capacità, ma ne aggiunge. Quando un bambino entra in casa, la mamma è come se entrasse in una scuola di management senza uscirne mai più.

Far rigar dritto i figli, intuire, ascoltare, motivare, convincere: sono attitudini naturali, che ciascuno pratica ogni giorno a casa propria. E rispondono al modello di leadership che si va affermando nelle aziende, più empatico, inclusivo e che ha come obiettivo la crescita di professionisti autonomi e capaci.

Ma come è possibile che tutta questa produttività non venga riconosciuta alle donne e non si concretizzi in effettive politiche di conciliazione tra vita familiare e lavoro?

E’ così difficile realizzare misure che consentano adeguati incentivi fiscali e sgravi contributivi sia per i genitori che assumono direttamente personale specializzato per la cura dei bambini e delle persone adulte non autosufficienti, sia per i datori che assumono personale in sostituzione dei lavoratori in congedo?

Davvero la politica non riesce a prevedere misure e  risorse che consentano ai datori di lavoro di investire nella realizzazione di asili o baby parking aziendali ovvero di stipulare convenzioni con ludoteche o asili privati?

Chiediamoci dove e perché la misura del voucher prevista dalla cd Riforma Fornero abbia fallito! Non è stato pubblicizzato? Era uno strumento dalla procedure difficili?

Di quali soluzioni le donne e gli uomini hanno bisogno?

Nell’ultimo anno mentre la disoccupazione maschile diminuiva quella femminile cresceva. Senza contare il divario economico e quello geografico.

Un aiuto concreto è quello dell’ottimizzazione del ruolo delle Consigliere di parità (nazionale, regionali e provinciali) insieme a quello degli altri attori istituzionali che si occupano di parità di genere, per arrivare a soluzioni concrete.

Ma che credibilità ha un Paese che dice di occuparsi delle pari opportunità, ma che non nomina un Ministro dedicato con un dicastero autonomo in grado di affrontare, in tutta la sua urgenza, la complessità e l’attualità delle problematiche connesse alle donne?

Abbiamo da poco introdotto leggi fondamentali per contrastare la violenza di genere: eppure  gli episodi di abuso e violenza contro le donne sono in perdurante crescita. Già in occasione della ratifica del Trattato di Istanbul abbiamo affrontato questi temi e i risultati mi sembrano disastrosi.

Tra poco saremo chiamati a esaminare il Jobs Act: sarà quella la sede per introdurre in via definitiva concrete misure di promozione dell’occupazione femminile anche attraverso nuovi strumenti di conciliazione tra attività di cura e lavoro.

L’invocata flessibilità, finalizzata alla conciliazione dei bisogni familiari con i tempi di lavoro, dovrà riguardare anche l’attuale disciplina del congedo obbligatorio introducendo la possibilità di utilizzare i congedi a tempo pieno per un certo numero di mesi e per la parte restante in modalità a tempo parziale affinché si pervenga ad un bilanciamento tra l’esigenza della lavoratrice di conservare il proprio patrimonio professionale, evitando periodi troppo lunghi di assenza dal lavoro, e la volontà di dedicarsi ai figli per una certa parte della giornata o della settimana.

Bisognerà anche provvedere ad una rivisitazione dell’istituto degli assegni per il nucleo familiare perché venga concesso anche alle lavoratrici autonome così come risulta opportuno introdurre ogni misura utile ad incentivare il lavoro a tempo parziale ed il lavoro autonomo.

Rivoluzioni epocali  che non richiedono sforzi immani.

Ci vuole solo un impegno serio.

L’eventuale approvazione di questa mozione rappresenterebbe un altro tassello che condurrà alla tanto agognata parità.

-Mara-