C’è evidente necessità di semplificazione nella dura vicenda tra Gianni Tonelli, segretario generale del Sap in sciopero della fame dal 21 gennaio, e il Governo, nello specifico il Ministero dell’Interno, responsabile della Polizia di Stato. Tonelli che oggi, a quasi due mesi dall’inizio dalla protesta, è stato colto dal secondo malore in pochi giorni.Mara-Mucci-e-Tonelli

Semplificazione e trasparenza che dalla vicenda devono poter intervenire su un capitolo tanto fondamentale per l’Italia: la sicurezza pubblica.

Su questo terreno abbiamo un sindacalista senza cibo da oltre 40 giorni e un Governo che non intende confrontarsi con lui sul tema. Perché al netto dei punti di vista, la verità sta nei bilanci, nelle esigenze ma anche nella forza dei fatti per cui ora, in Italia, non è pensabile avere fondi per ogni necessità. La coperta non è corta, è diventata una federa. Tuttavia all’opinione pubblica resta questa dicotomia: Governo contro sindacato di polizia, ognuno ad accusare l’altro di spararla sempre più grossa e di nutrire interessi sottobanco.

I fatti: le accuse di Tonelli riprendono a fine 2015, mirando ai tagli ai finanziamenti e al turn over bloccato per le forze dell’ordine. Il segretario generale del Sap non è l’unico a denunciare la situazione. Sui principali quotidiani nazionali la girandola di numeri sui mancati stanziamenti tiene banco per tutto novembre e dicembre. Su Panorama inteviene anche l’ex ministro della Giustizia, Claudio Martelli, che affonda sugli organici sempre più esigui (turn over al 55%) e risorse insufficienti (come i 150 milioni per la cyber security, finanziati con la chiusura di 70 uffici della Polizia postale, della serie ti curo la mano amputandoti un piede).

Tonelli entra in sciopero della fame il 21 gennaio scorso, dopo che il Capo della Polizia Alessandro Pansa dispone la sospensione di un agente del Commissariato Vescovio di Roma, reo di aver mostrato a fine novembre alle telecamere di Ballarò, equipaggiamento scaduto o in via di scadenza, presentato come in uso alle forze di polizia della Capitale. L’accusa è di aver mentito per screditare l’Amministrazione. Tonelli difende il collega, spiega che in quanto rappresentate sidnacale aveva le carte in regola per denunciare l’accaduto, presenta memoria difensiva e comincia lo sciopero della fame, affiancandolo ad una denuncia contro Pansa e il questore di Roma D’Angelo per abuso d’ufficio. Secondo Tonelli i due avrebbero alterato delle prove per sospendere l’agente di polizia.

Con i numeri dell’accusa del Sap e l’istanza difensiva a favore del poliziotto del Commissariato Vescovio, ho presentato un’interrogazione al Ministro Alfano in Commissione Affari costituzionali. La risposta ha voluto di ribaltare ogni accusa: per il Viminale il turn over è tornato al 100%; i tagli da qui al 2018 non sarebbero 627 milioni ma 561, ma che alla luce delle disposizioni in materia di cedolino unico, sono state trasferite ai bilanci di Difesa, Economia e finanza, e Giustizia 450 milioni per il pagamento degli straordinari e 216 milioni per oneri inderogabili del personale. Insomma i fondi aumenterebbero.

Senza dover entrare in altri dettagli, è evidente l’esistenza di due autorità, ciascuna con la sua storia da raccontare. Da un lato il secondo sindacato della Polizia di Stato, dall’altro il Ministero dell’Interno, amministratore del 113. Uno dice bianco, uno dice nero. Uno fa lo sciopero della fame, l’altro denuncia e sospende un agente padre di famiglia. Nel mezzo troviamo i cittadini, i furti, i profughi.

L’Italia non è nuova a questi scenari, dove le parole perdono il contatto con i contenuti, trasformando il discorso in opportunità politica.

La palla ora passa a Tonelli.

Il ministro Alfano ci ha risposto con numeri e previsioni di spesa. 

Tonelli cosa risponde? Dove stanno le carenze del Governo? 

 

 

 

FOTO: 6 febbraio, Imola, incontro tra Mara Mucci e Gianni Tonelli, a quasi 20 giorni di sciopero della fame