mobilità sostenibile

Nell’ordine del giorno che ho presentato impegna il Governo a valutare la possibilita’ di adottare concrete misure di supporto allo sviluppo della mobilita’ sostenibile, favorendo la realizzazione di reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica e la sperimentazione e diffusione di flotte pubbliche e private di veicoli a basse emissioni complessive.

Con particolare attenzione al contesto urbano, con l’acquisto di veicoli a trazione elettrica o ibrida , nonche’ la semplificazione burocratica della conversione da mezzi a trazione endotremica in mezzi a trazione elettrica. Tale processo di conversione e’ detto RETROFIT.

Partiamo da quanto è stato fatto finora.

L’articolo 17-septies della Legge del 7 agosto 2012 n 134 stabilisce che al fine di garantire

in tutto il territorio nazionale i livelli minimi uniformi di accessibilità del servizio di ricarica dei

veicoli alimentati ad energia elettrica debba essere redatto un Piano nazionale infrastrutturale

per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica che abbia ad oggetto la realizzazione di reti

infrastrutturali per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica nonché interventi di recupero

del patrimonio edilizio finalizzati allo sviluppo delle medesime reti.

Ripeto, nel 2012 il Legislatore che ci ha preceduto, ha previsto un Piano Nazionale infrastrutturale per la ricarica di veicoli alimentati ad energia elettrica. Poco è stato fatto sui veicoli elettrici.

Oggi, in quest’Aula, voglio richiamare la vostra attenzione sulla urgente necessità di incentivare la circolazione dei veicoli ad emissioni zero.

Detti veicoli elettrici ad alimentazione elettrica, di fatto, garantiscono emissioni zero in fase di circolazione, abbattimento del rumore e assicurano la quasi totale assenza di vibrazioni efficienze energetiche indipendenti dal regime di circolazione e complessivamente (considerato l’intero ciclo energetico) superiori al 25-27%, più che doppie  rispetto alla media rilevata per il motore endotermico, la possibilità di essere alimentati per mezzo di fonti energetiche rinnovabili e in particolare di quella fotovoltaica, contribuendo allo stesso tempo alla soluzione del “problema” della produzione elettrica da impianti fotovoltaici “domestici” qualora eccessiva rispetto ai propri consumi.

E non mi riferisco solo a veicoli che nascono ad alimentazione elettrica o ibrida, ma soprattutto alla possibilità CONCRETA di convertire veicoli endotermici, eterogeneamente alimentati, in veicoli a trazione elettrica.

Sarà questa misura a fare la differenza. In termini economici e ambientali.

Infatti la conversione è praticabile sulla maggior parte dei mezzi circolanti, in particolare sui veicoli non catalizzati, che altrimenti sarebbero destinati alla rottamazione, rappresentando così un importante soluzione alla trasformazione del parco veicolare verso l’emissione zero, oltre a garantire un indubbio risparmio economico per gli utenti, un’evidente efficienza energetica, che scongiurerebbe allo stesso tempo la rottamazione dei veicoli in uso e l’oneroso acquisto di un veicolo nuovo.

Per questi motivi, chiedo a un impegno al Governo di incentivare il retrofit e sostenerlo facilitando le procedure tecniche e burocratiche di conversione.

Questa misura che oggi vi chiedo di fare vostra è in grado di sostenere un ampio settore industriale, artigianale e dei servizi legato alla trasformazione dei veicoli e alla relativa componentistica, favorito dalle vaste competenze nazionali nel settore dei motori elettrici. Si tratta di sostenere il nostro Paese, la nostra industria, la nostra economia, la nostra salute.

Colleghi deputati, la partita che vi chiedo di giocare è MOLTO di più del semplice retrofit sulle autovetture private, che comunque avrebbe i suoi indubbi vantaggi economici e ambientali.

Solo un esempio, in termini di economia immediata, questa misura può contribuire a salvare bilanci e operatività delle aziende di trasporto locali. Il crollo dei km percorsi dell’ Atac di Roma è notizia di questi giorni.

E data la situazione di assoluta e disperata necessità di soluzioni, vi esorto a dare almeno un segno di innovazione dimostrando che la politica può trovare una linea convergente per risolvere i problemi reali nel breve e nel lungo periodo.

Permettetemi una parentesi sulla panoramica dei trasporti pubblici italiani.

La maggior parte degli autobus in circolazione dovranno essere rottamati o lo sono già a causa delle normative in vigore.

Gli autobus sono infatti estremamente e piu’ che proporzionalmente inquinanti rispetto alle auto.

Benché la potenza installata sia pari a circa due o tre auto, le loro emissioni, a causa delle caratteristiche di lavoro dei motori sono da dieci a cento volte superiori. (rip)

In pratica spesso un autobus inquina di piu’ delle auto in grado di trasportare gli stessi passeggeri, specialmente in termini di NOX e pm 10. Questo e’ perlomeno emblematico e deve essere una battaglia che riguarda tutti noi!

Come se ciò non bastasse, cari colleghi, per andare sul concreto, una breve panoramica sui costi,: si parla di circa 25-40.000 euro l’anno per il carburante necessario ad un autobus e di altrettanti soldi per la manutenzione.

Se avessimo invece un autobus elettrico con generatore di bordo riusciremmo, nel concreto a risparmiare circa il 75% del carburante e oltre il 90% dell’inquinamento.

La manutenzione dovrebbe essere ridotta di circa il 50%.

L’autobus potrebbe diventare del tutto elettrico, qualora le batterie si sviluppassero o si sviluppasse un sistema di ricarica rapido efficiente ed economico alle fermate

In ogni caso, a fine vita del veicolo si potrebbero recuperare in modo del tutto conveniente, le parti elettriche ed elettroniche di quelli attualmente in servizio ( euro IV ed euro V) per montarlo su altri autobus da convertire,

Il costo della trasformazione è il punto cruciale e si aggira per una serie prototipale intorno ai 150-200 k euro/pezzo.

E’ chiaro che la maggiore diffusione di questa pratica consentirebbe l’abbattimento dei costi della componentistica necessaria.

  • Un autobus NUOVO elettrico o elettroibrido costa circa 300.000 euro.
  • Un autobus nuovo NON elettrico costa tra 150 e 200 k euro.
  • Una conversione fa risparmiare, sulle cifre esposte da 40 a 70 k euro/anno PER AUTOBUS, come costi di manutenzione.

Di conseguenza un finanziamento che copra il costo delle conversione ed abbia una durata quinquennale appare ampiamente in grado di migliorare NELL’IMMEDIATO i conti delle aziende di trasporto.

Come se non bastasse eviteremmo emissioni in atmosfera e getteremmo le basi per la elettrificazione dell’intera flotta con criteri di efficienza ed economicità.

Da ultimo ma di grande importanza, eviteremmo  il taglio del servizio, unica via quando non si hanno i soldi necessari per l’acquisto degli autobus NUOVI.

Una conversione appare quindi in grado di fare risparmiare non poco le aziende di trasporto pubbliche, ma soprattutto di mettere le aziende nella condizione di acquistarne MOLTE e cosi abbattere i costi.

In questa ottica si  dovrebbe prevedere un incentivo sulla ricerca e sviluppo, e salvare così un indotto di piccole e medie imprese che lavorano e riprenderci un settore in cui eravamo all’avanguardia fino a 15 anni fa. Ne vanno della nostra economia e della nostra salute.

Esistono allo studio dei progetti come hybus, che ci dimostrano che la manodopera che va incentivata si andrebbe a basare su know how e componentistica italiana,

stimolando ulteriori sinergie e salvando un settore di eccellenza del nostro paese, in cui siamo stati leader mondiali.

Colleghi deputati, membri del Governo, vi chiedo di darci una possibilità, di dare una possibilità alla nostra industria, alla nostra ricerca, alla nostra Italia.

Vi chiedo di facilitare con ogni mezzo il retrofit dei veicoli. Tutti trarremo vantaggio. L’italia tutta ci ringrazierà.

aso…