interpellanzaFirme“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”

Questo quanto recita la carta costituzionale.

Nella pratica però i fatti dimostrano altro. Nel nostro belpaese, una nuova formazione politica, non costituitasi alle Camere, per potersi presentare alle consultazioni elettorali deve raccogliere uno spropositato numero di firme che non ha eguali in altri paesi. Per le elezioni del 2013 erano necessarie circa 150.000 firme.

Per giunta, le sottoscrizioni raccolte devono essere autenticate da soggetti abilitati.

Tutti possono svolgere questa funzione certificatoria? Certo che no.

La platea di tali figure è molto ristretta e la rispettiva funzione non viene svolta certamente “for free”.

Non tutti possono permettersi di avere un esercito di autenticatori a disposizione e, per non farci mancare nulla, questi ultimi sono soggetti a un vincolo di territorialità non indifferente.

Non può essere precluso ai cittadini di partecipare alle elezioni per una questione di denaro. Un certificatore costa 20-25 euro all’ora. In un ora di tavolo si raccolgono circa 15 firme. E’ del tutto evidente che sia un procedimento troppo oneroso.

In sede di discussione delle legge elettorale avevo già proposto di modificare questo assurdo meccanismo.

Quanto portato a casa è stato un dimezzamento delle firme necessarie alla presentazione di una lista, solo per le prossime elezioni ed un parziale aumento della platea dei certificatori.Questa misura dovrebbe andare oltre. Le norme relative alle elezioni sono norme strutturali che non possono vivere una campagna elettorale.

E’ necessario ridurre in maniera drastica il numero di firme necessarie. E in maniera permanente.

Se, come emerso dalle testate giornalistiche di questa mattina, si voterà il 4 marzo, bisognerebbe procedere alla raccolta firme in veramente poco tempo (e anche in condizioni climatiche sfavorevoli).

Al combinato disposto del numero delle firme richieste e della necessaria autenticazione si aggiunge un altro tassello. La mancata possibilità di sottoscrizione delle liste online.

L’Europa ci ha già chiesto di promuovere le procedure e le condizioni necessarie a realizzare tale obiettivo. Nel 2011 è stato emanato un regolamento contenente specifiche tecniche per la realizzazione di un software mediante il quale procedere alla raccolta firme. La Commissione europea ne ha già messo a punto uno.

Noi invece stiamo attendendo un decreto ministeriale che dia il via alla sperimentazione della raccolta mediante firma digitale o firma elettronica qualificata.

Posticipiamo sempre, insomma.

Le stesse problematiche inerenti la raccolta firme devono essere affrontate nel momento in cui si decide di servirsi di uno dei mezzi a nostra disposizione per partecipare alla vita politica del paese: il referendum.

500.000 firme. Autenticate. Un enorme ostacolo per i cittadini. E lo dimostrano i diversi tentativi di proposizione di referendum falliti. Negli ultimi anni è stato impossibile, anche per i grossi partiti nazionali, raggiungere questo obiettivo, che, non a caso, solo un’organizzazione come la cgil può vantarsi di ottenere.

Anche su questo tema si ripropone il problema della mancata possibilità di sottoscrizione online, previsti, come detto, dall’Unione Europea.

In più c’è un dato da non sottovalutare. Se si andasse a marzo a elezioni politiche, sarà poco il tempo per raccogliere le firme per un eventuale tornata referendaria. Inoltre, altro aspetto su cui ragionare, è l’accorpamento delle elezioni ai referendum, per abbatterne costi e consentire un più facile raggiungimento del quorum.

Insomma. E’ necessario un cambiamento. Perché si tratta di una questione democratica. I ridotti spazi politici sono uno dei fattori della scarsa affluenza alle elezioni.

Per questo motivo, con il supporto di 31 colleghi ho deciso di presentare un’interpellanza urgente.

Chiediamo quali iniziative intenda assumere il Governo per far fronte a questa violazione dei diritti costituzionale e politici.

Chiediamo una netta diminuzione del numero delle firme necessarie sia per la presentazione di quesiti referendari sia per la presentazione di liste elettorali.

Chiediamo che ci venga consentita la facoltà di sottoscrizione online.

Quali iniziative intende assumere il Governo per consentire anche ai semplici cittadini, indicati dai comitati promotori delle liste elettorali o dei referendum, di autenticare le firme raccolte?

Mi aspetto una celere risposta. E’ un problema di democrazia. Serio.

-MM-