referendum a pagamento

In principio c’era la democrazia diretta.

Oggi ci sono i referendum a pagamento a quanto pare vale solo sul loro blog del cittadino privato Grillo, e solo per i loro iscritti.

Non era proprio ciò che io intendevo per dare voce ai cittadini, ma a Roma Capitale, come a Roma Parlamentare, ormai funziona così.

Ultimo atto di questa metamorfosi è rappresentato dalle olimpiadi a Roma.

In tutto questo i radicali italiani stanno impiegando tutte le loro energie per promuovere il referendum, e chiedere ai cittadini romani di esprimersi in merito a questo maxi evento su cui certo loro non dovrebbero essere esclusivamente spettatori.

E magari sentire la loro voce solo durante l’inno di Mameli.

Ma così sta andando. Nel governo a 5 stelle della capitale italiana, a chi chiede aiuto con gli autenticatori (possono autenticare le firme per certificare l’identità i consiglieri comunali) la Sindaca Raggi fa la voce grossa, o meglio la voce beffarda, affermando “chi vuole i certificatori se li paghi”.

E c’è da credere che sarà così anche per le consultazioni future!

Riassumendo, esattamente come avviene per i referendum abrogativi, se vuoi raggiungere il numero di firme necessarie per indire una consultazione, o sei un grosso partito con un esercito di consiglieri comunali (vedi i 5 stelle a Roma), oppure sei economicamente molto dotato per poterti pagare notai e consiglieri.

Insomma, al governo o all’opposizione la solfa non cambia. Quando Grillo raccolse le firme per i suoi referendum, ad aiutarlo ci furono Rita Bernardini e Marco Pannella che autenticarono gratuitamente le firme.

Oggi ad aiutare i radicali non c’è nessuno. Nemmeno chi doveva avere nel suo dna la democrazia diretta.

Quando si dice, “come si cambia, per non morire”.