casalinoLeggo in ritardo una nota ad un articolo uscito sulla stampa in data 11 Marzo, articolo scritto dal giornalista Maesano che diffondeva (giustamente) i dati relativi alle spese del gruppo comunicazione Senato m5s.
Sì perché da una recente inchiesta dell’Espresso, il gruppo parlamentare risulterebbe aver  pagato da inizio legislatura circa 160.000 euro per l’affitto di appartamenti per lo staff indicato dalla Casaleggio Associati con i soldi pubblici assegnati ai gruppi parlamentari. Casalino dice testuali parole «Io sono qui in trasferta, il mio colloquio l’ho fatto alla Casaleggio Associati».

Un colloquio, quello effettuato “alla Casaleggio Associati”, fatto in tutta fretta, perché al nostro arrivo in Parlamento abbiamo dovuto aspettare settimane per avere questo fantomatico staff, ed alla fine, dopo aver dato l’ultimatum alla Casaleggio Associati (un gruppo parlamentare non può lavorare senza un gruppo di esperti che curino la comunicazione) lo staff è arrivato. Anche se ad oggi ancora mi chiedo se questo colloquio abbia seguito un iter basato su analisi di esperienze lavorative inerenti alla professionalità, al merito e alle capacità. Al lettore l’arduo giudizio.

Ebbene, dopo l’articolo dell’Espresso e quello de La Stampa, che citano cifre e aprono la porta a dubbi se sia lecito o meno pagare – con un’apposta voce di bilancio – degli affitti per appartamenti nelle immediate vicinanze di Montecitorio e Palazzo Madama ai dipendenti comunicazione(anche i legislativi sono spesso provenienti da fuori Roma, e lo stipendio è al lordo delle spese), Casalino replica al giornalista.
Non mi addentro nel merito dell’articolo, che cita cifre tranquillamente desumibili dai bilanci del Senato (quindi voci reali), ma mi soffermerò sulla letterina in risposta di Casalino.

Casalino: le mie parole estrapolate ad arte…nell’interesse del M5S, dei propri componenti dei gruppi parlamentari Camera e Senato, nonché nel mio
interesse personale, comunico che su «La Stampa» di ieri è stato pubblicato un articolo a firma del giornalista Francesco Maesano dal seguente titolo: «Quei 160 mila euro per gli affitti delle case destinate allo staff grillino».
Nel testo dell’articolo vengono riportate, tra virgolette, affermazioni che il giornalista ha estrapolato ad arte da un contesto di dialogo generale, personale e confidenziale. Tra l’altro, il giornalista non è stato mai autorizzato a divulgare il contenuto della suddetta conversazione telefonica (fatto deontologicamente grave), ma ha riportato tra virgolette frasi che, anche nella conversazione privata, non sono a me attribuibili.
Vogliate, pertanto, prendere nota di quanto sopra, anche al fine di evitare il ripetersi di tali incresciosi episodi.
Maesano risponde: Prendo atto della lettera e confermo parola per parola quanto scritto nel testo dell’articolo. Fa piacere peraltro che l’ingegner Casalino confermi la telefonata e sottolinei che il mio ruolo è quello del giornalista.

Ma guarda un po’! Rocco Casalino, a capo della comunicazione Camera e Senato, che si lamenta di parole estrapolate “ad arte dal contesto” di un dialogo generale personale e confidenziale! Tra l’altro fatto con un giornalista! (lui che dovrebbe essere esperto in comunicazione non lo sa che i giornalisti pubblicano ciò che gli dici?)

Lui, che ha permesso la vergognosa pubblicazione di un audio frutto di registrazione ambientale in cui la sottoscritta non diceva NULLA; un audio non solo estrapolato da un contesto non specificato nella registrazione stessa, ma con un titolo fuorviante, mistificatore, falso e diffamatorio. Che ha scatenato su di me ondate di odio e di minacce. Che hanno colpito non solo me ma anche la mia famiglia.

Proprio lui ora fa il pesce rosso…

Caro Casalino, posto che Maesano ha scritto semplicemente la verità riguardo agli affitti romani di cui tutti i deputati e senatori sono a conoscenza, questo dimostra solo che, prima o poi, il male che si fa, torna indietro.

Dimostra che il m5s, che s’indigna quando le indagini lo colpiscono direttamente, anziché esserne lieto, perché sarà la legge a tutelare il diritto, è il primo a usare la comunicazione per i propri interessi. A usarla come strumento e come arma di  propaganda. Raccontando mezze verità con titoli sensazionalistici. A usare gli tzetze porta-click per lanciare notizie inesistenti.

A trasformarsi, insomma, proprio in ciò che criticava quando il blog di Grillo ha visto la luce. In disinformazione. 

Adesso che utilizza le stesse armi, e il caso della sottoscritta ne è l’esemplificazione, almeno gli esponenti della sua comunicazione abbiano il buon gusto di non lamentarsi.

Chi di spada ferisce, di spada perisce.