France Cannes G20Qualunque organismo quando è in difficoltà riduce le funzioni vitali e attiva sistemi di autodifesa. Lo fa il corpo umano, lo fa uno Stato. Dovrebbe farlo anche l’Europa, se oltre ad un sistema economico fosse anche civile e politico.

La decisione di sospendere Schengen non sarebbe sbagliata in termini assoluti, se questa venisse accompagnata da altre iniziative corali e organizzate in logica. Così come l’Italia non chiuderebbe mai i confini tra Puglia, Basilicata, Campania e il resto d’Italia per alienarsi dal crescente fenomeno sbarchi, ugualmente non dovrebbe farlo un continente che si ritiene unito.

Sospendere Schengen, lasciare discrezionalità alle singole nazioni, quantomeno fino a maggio, di gestire le frontiere in base alle sue intenzioni non è la risposta che un organismo collegiale si sarebbe dato. A meno che non dia già per perse le sue due nazioni avamposto: Italia e Grecia.
Lo stesso trattato dà il diritto di sospensione in caso di emergenza ai confini dell’Unione europea, ma deve essere l’Unione a decidere, non i suoi interpreti motu proprio.

Sospendere Schengen è un altro danno economico di una politica europea dall’aria viziata dalle politiche interne. Per l’Italia è un danno alle aziende e alle sue infrastrutture portuali. Benché le frontiere rimangano ovviamente ancora transitabili per gli aventi diritto, le lunghe code ai varchi di controllo per camion e Tir determineranno ripercussioni sull’intero sistema trasporti nostrano.
Un sacrificio che in sé potrebbe anche essere accettato se dietro ci fosse un’Europa che pensa all’unisono.

Purtroppo non è questo il clima migliore per recuperare un’unità che in oltre mezzo secolo di storia si era tradotta solo nella moneta unica e in quella libertà e segno di appartenenza che dava Schengen. Stiamo per sacrificare quest’ultimo trattato perché alla voce comune si leva la legittima istanza del singolo Stato che non volendo attendere Bruxelles alza i suoi muri.

Questi sono i momenti in cui una nazione o si rialza o si inginocchia. E noi stiamo guardando per terra.