treadmill-1201014_960_720Nello sport si è sempre come minimo in due, tu e l’avversario. La relazione tra compagni e tra concorrenti è il campo di gioco dell’insegnamento dello sport. Si è insieme quando ci si allena, quando ci si sfida.

Da imolesi saremo al fianco di Alessia Polieri e Carlotta Zofkova alle Olimpiadi di Rio che tra pochi giorni vedremo in acqua

Un buon insieme è la base di partenza degli sportivi e Imola deve investire su questo.

Per “insieme” intendiamo le strutture fisiche e le professionalità che ruotano attorno agli sportivi. Nonché quanto l’amministrazione locale è in grado di valorizzare lo sport e gli sportivi.

La mia soluzione

Se le strutture non generano profitto (ad esempio l’autodromo) non è esclusa la possibilità che siano fucine di campioni.

Sembra che sul Santerno gli impianti siano più un problema che una risorsa: circuito costoso e rumoroso, piscina comunale inadeguata alla tradizione dell’Imolanuoto (la necessità era quella di una piscina da 50 metri coperta, per far allenare i nostri campioni anche di inverno in piscine olimpioniche, e per attirare meeting internazionali e gare nazionali).

La nostra città ha un potenziale enorme: la possibilità di riunire in un’unica grande squadra le sue strutture, alcune obsolete, altre rare nel territorio. In Imola c’è grande tradizione in svariate discipline e non c’è bisogno di rimarcare qui la fertilità sportiva di questa terra.

Tutto il capitale sportivo della città può trovare in una gestione collettiva una realtà capace di essere cemento del concetto di insieme, di squadra, di appartenenza. Si comincia con un logo, un emblema comune e si svolta in una organizzazione collettiva degli impianti, ragionati in un nuovo spirito di insieme. Di scuola.

Ad alcune strutture serve restauro, ad altre discipline più visibilità dei propri successi. Esistono poi organizzazioni sportive imolesi blasonate con la possibilità di condividere certa esperienza comune a tutti gli sport.

Le squadre ciclistiche del territorio potrebbero avere nell’autodromo la loro pista di allenamento, preferibile alle buche della via Emilia. Si potrebbero condividere staff tecnici, estendendo certa professionalità a sport minori, dove la cultura della preparazione e dell’atletica non deve essere inferiore.

Le mie conclusioni

Imola ha ospitato campionati italiani di ciclismo, la Formula 1 e mondiali di moto, ha dato i natali a svariati campioni, ha nell’autodromo una realtà unica al mondo. Tutto questo va capitalizzato. Un grande centro sportivo è come un’università, è come un monumento che porta turismo. Abbiamo pure il fiume già fruibile con le canoe.

Ovunque si guardi, in Imola questo potenziale è evidente ma dormiente.

Non so cosa stiamo ancora aspettando

La strada da battere è quella della coralità, del riunire sotto un’unica insegna che gestisca con efficienza organizzativa gli impianti della città e aiuti le società del territorio nella compartecipazione e condivisione. Dobbiamo diventare un bigdata dello sport. Possiamo e dobbiamo farlo.

MM