++ Albero su cabinovia val Gardena, sfiorata tragedia ++Ieri, in Commissione Attività Produttive della Camera, in merito alle prolungate interruzioni del servizio elettrico verificatasi, tra il 5 e l’8 febbraio scorso, in diverse aree delle regioni Emilia-Romagna e Lombardia a causa di intense perturbazioni meteo,è stata la volta dei rappresentanti di Terna.

Pierfrancesco Zanuzzi, direttore del dispacciamento della società, ha dichiarato di aver registrato limitati danni strutturali sulla rete di sua competenza e una buona resistenza meccanica e solidità degli impianti dovuti all’efficacia delle azioni di manutenzione.

A partire dalla mattina del 6 febbraio scorso, nell’arco di poche ore, numerose linee sono state messe fuori servizio dalla caduta di piante sui conduttori e dalla formazione diffusa di manicotti di ghiaccio di dimensioni notevolmente superiori rispetto a quelli previsti dalle norme tecniche di settore.

Il taglio piante in vicinanza degli elettrodotti è regolato da un decreto ministeriale del 1988 che prevede la possibilità per il gestore di rete di eseguire il taglio con distanza variabile secondo il livello di tensione.

Zanuzzi sostiene che al di fuori delle fasce di asservimento sono frequenti le cadute di piante che hanno determinato negli ultimi anni danni strutturali alle reti elettriche, in ragione dell’effetto trascinamento e della pendenza del terreno.

Da qui la richiesta di Zanuzzi di aprire un tavolo presso il ministero dello Sviluppo economico per disciplinare la manutenzione delle piante fuori fascia.

È di conseguenza sempre più urgente assicurare la necessaria manutenzione dei terreni limitrofi alle aree asservite agli elettrodotti anche da parte dei proprietari privati.

La società ha dichiarato di aver installato in via sperimentale oltre 700 dispositivi antirotazionali (contrappesi in grado di fornire una coppia stabilizzante che impedisce la rotazione del conduttore e il conseguente accumulo di neve) sulle campate delle linee elettriche in Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia e di condurre una sperimentazione di attrezzature di deicing, cioè scuotitori dei conduttori. L’icing, infatti, cioè la formazione di manicotti di ghiaccio sulle reti, sembra essere stata la principale causa dei disservizi dello scorso mese,

Nel caso specifico dell’Emilia Romagna, la formazione di manicotti di ghiaccio ha raggiunto, secondo il direttore di Terna, dimensioni eccezionali fino a 10-15 volte superiori al valore di riferimento standard per la progettazione.

Parlando poi dell’impatto degli eventi metereologici sulla rete in alta tensione, Zanuzzi ha sottolineato che in Emilia Romagna si è registrato “un numero abnorme di scatti a ripetizione: 1.200 manovre di interruttori a seguito dei guasti in linea nella stragrande maggioranza transitori, con ripresa del servizio in pochi minuti”.

Inoltre, “sono stati 26 gli elettrodotti in alta tensione interessati da guasti permanenti per un totale di circa 300 km di linee (su un totale regionale di 4.075 km), per almeno la metà in zone boschive e impervie”.

Si è poi verificato “il fuori servizio di numerose linee nell’arco di poche ore a seguito della caduta di piante sui conduttori e la formazione diffusa di manicotti di ghiaccio di dimensioni notevolmente superioriper un peso di circa 50 kg per metro di conduttore”.

Comunque, sulla rete dell’Emilia Romagna i danni strutturali sono stati “limitati” e il ripristino nell’area della Romagna e del modenese-reggiano è avvenuto in 6 ore, mentre nella zona dell’Appennino bolognese in oltre 13 ore.

Per quanto riguarda la Lombardia, invece, “non è stata coinvolta l’utenza diffusa ad eccezione di brevi disalimentazioni in provincia di Cremona e Mantova”.

Sono stati 15 gli ettrodotti in alta tensione interessati da guasti permanenti per un totale di circa 200 km di linee (su un totale regionale di 9.232 km) e, come in Emilia-Romagna, si è riscontrato “il fuori servizio di numerosi linee nell’arco di poche ore per la formazione di manicotti di ghiaccio”.

La rete ad altissima tensione dell’area centro-nord del Paese rappresenta attualmente una sezione critica dell’intero sistema elettrico italiano, essendo caratterizzata da un basso livello di interconnessione e di mutua riserva”.

In Emilia Romagna, ci sono “scarsi livelli di sicurezza” sulla rete che alimenta l’area di carico di Reggio Emilia, mentre il tratto Bologna-Ferrara e nell’area a nord di Ravenna sono caratterizzati da “ridotti margini di sicurezza”. In particolare quest’ultima presenta un “elevato rischio di disalimentazioni”.

Per questi motivi Terna ha in programma opere in fase autorizzativa e in fase di concertazione per 300 milioni di euro.

La rete lombarda, invece, è contraddistinta da “ridotti margini di sicurezza” in Valchiavenna e da un “elevato impegno” tra Milano e Brescia, nell’area urbano di Milano e nel tratto transfrontaliero nord-ovest.

Sono in fase di autorizzazione e realizzazione opere per 500 milioni di euro.

Staremo a vedere…

Seguitemi.