24 minuti. Tanto ci hanno messo i newyorkesi a salvare i passeggeri del volo US Airways 1549 che, il 15 gennaio 2009, fece un ammaraggio d’emergenza, senza alcun tipo di preavviso, nel fiume Hudson.

A Roma, in 24 minuti, non succedono molte cose che la città dovrebbe invece garantire. Fra quelle più tragiche, gli autobus che non passano. Il problema è che a volte l’attesa di un autobus si protrae anche per il doppio o il triplo del tempo: 48 minuti o addirittura più di un’ora e un quarto. Questi ritardi, oltre a provocare disagi clamorosi per i viaggiatori, hanno effetti devastanti sulla vita quotidiana dei cittadini, che vivono in perenne stato di emergenza gli spostamenti necessari per la propria vita, abbandonati dalle istituzioni.

Per questo motivo voglio promuovere con forza la raccolta firme che arriva dai Radicali italiani e Radicali Roma, per la messa a gara dei servizi di trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo a Roma, significativamente intitolata “MOBILITIAMO ROMA”. I gravi problemi dei trasporti pubblici che a Roma si protraggono nel tempo, rendono difficile la quotidianità di milioni di persone e non vedono risposte convincenti all’orizzonte, non possono che definirsi strutturali.

Dunque chi si occupa di politica, insieme ai cittadini, deve esigere un ripensamento totale del sistema in essere. Un bando pubblico per individuare alternative e per dare un segnale anche all’attuale gestore può essere un punto di partenza.

Concordo con i radicali quando affermano che “le responsabilità di questa situazione fallimentare sono condivise: il trasporto pubblico a Roma è affidato ad ATAC, una società che è stata usata negli anni da amministrazioni di destra e di sinistra come bacino clientelare ed è attualmente un’azienda fallita, incapace di offrire un servizio efficiente ai cittadini, di investire in mezzi nuovi, di emanciparsi da un lampante conflitto di interessi tra controllato (ATAC) e controllore (Roma Capitale). È ora di aprire il mercato alla concorrenza, non per promuovere surrettiziamente una privatizzazione del servizio, ma per introdurre nel sistema dei meccanismi, come quelli messi in moto dalle gare, che stimolano gli operatori, pubblici o privati, a comportarsi in modo virtuoso e innovativo.”
Ricordo inoltre che il decreto legge sui servizi pubblici locali (testo unico attuativo della riforma Madia) si occupa anche di trasporti, imponendo una stretta su corse cancellate o ritardi, a tutela dei pendolari e di che si muove con i mezzi pubblici. Il diritto al rimborso del biglietti scatta dopo mezz’ora se si tratta di mezzi pubblici cittadini o dopo un’ora se si allarga il raggio a livello locale. A Roma, come lamentano già alcuni fruitori del servizio, queste regole sono, nella pratica, impossibile da applicare.