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Mercoledì scorso alla Camera abbiamo votato la Disciplina organica della coltivazione della vite, della produzione e del commercio del vino.

Come sapete su questi temi cerco sempre di ascoltare esperti in materia e produttori locali, proprio per tutelare anche le nostre colture.

Se si parla di vino, la nostra regione non ha nulla da invidiare al resto dello stivale. Con aree pianeggianti e collinari, è vocata da secoli alla coltivazione vitivinicola.

L’Emilia-Romagna è una delle più grandi regioni vinicole italiane. 60.000 ettari vitati che la collocano al quarto posto dopo Sicilia, Puglia, Veneto e Toscana. Due le Denominazioni di Origine Controllata e Garantita che rappresentano la nostra regione, una in territorio Emiliano (Colli Bolognesi Classico Pignoletto DOCG) e l’altra in Romagna (Romagna Albana DOCG) e da 23 Denominazioni di Origine Controllata suddivise tra le sue 9 province, 63 vitigni menzionati nelle denominazioni della regione, tra cui alcuni dei più importanti a livello nazionale, come il Trebbiano Romagnolo ed il Sangiovese.

Il Governo nell’ambito del testo unico sulla coltivazione della vite, ha approvato un mio emendamento a tutela proprio della qualità dei nostri vini: nel nostro piccolo ognuno deve fare la sua parte per valorizzare le culture del nostro paese

L’emendamento impedisce, per quanto concerne le culture monovarietali, che a norma di legge sia consentito aggiungere mosti o vini per la medesima DOP riferibili ad una sottozona diversa, o per la medesima IGP, anche di annate diverse.  

Ovviamente il disciplinare della tipologia potrà essere ancora più restrittivo, ponendo limiti percentuali ai mosti aggiunti (per l’UE è il 15%), cosa che già accade oggi.

Mi scrive un produttore, preoccupato per la norma arrivata in aula. “Se il vino che si può aggiungere può arrivare  da zone diverse dalla zona o sottozona di produzione, le sottozone e doc cosa servono? Ed ancora, annate diverse? Se il vino che si ottiene deve essere figlio soprattutto di un’annata, perché aggiungere anche annate diverse? Stiamo andando nella direzione in cui il vino vuole essere sempre di più una bevanda con un gusto omologato. Il grande pregio dell’ italia Vitivicola, enoica sono tutti quei vitigni autoctoni che il mondo ci invidia ed invece vogliono, internazionalizzare,  omologando anche il gusto del vino. Se è vero che ci troviamo in un mondo sempre più globale e vogliamo sempre più essere competitivi la strada giusta non è omologare ma bensì differenziarsi. Se si fanno vini di scarsa qualità il consumatore si fa fregare una volta ma non due. Riconquistare la sua fiducia è impresa ardua e complicata.”

Concordo assolutamente e ringrazio per il prezioso aiuto, che ha portato ad un miglioramento del testo, ed alla tutela della qualità delle nostre produzioni.

-MM-