13139020_10209530531048957_3742263751171847518_nDopo la positiva presentazione di ieri del progetto Digitale in Comune e del relativo manifesto, ora comincia la fase operativa. Quella più complessa, perché se non lasciamo il segno, l’Italia continuerà a subire la digitalizzazione invece che applicarla. E noi il segno lo lasceremo.

Il progetto l’ho portato avanti con Anorc, l’associazione degli archivisti digitali, e ieri nella sala stampa della Camera, insieme a me e al presidente Anorc Andrea Lisi, c’erano Nello Iacono, vicepresidente Stati generali dell’Innovazione, associazione sostenitrice del progetto insieme a Iwa Italy, Procedamus e Digiconsum, e Alessandro Delli Noci, coordinatore nazionale Agenda Digitale e rappresentante dell’Anci. Prima di passare alle testimonianze di amministratori locali sulla questione digitale, riporto due dichiarazioni di Delli Noci e Iacono, a sostegno della nostra tesi e della necessità di un intervento sul digitale per una sua corretta applicazione. La sintesi è che non bastano le norme. Serve procedura.

Delli Noci: “Manca un fattore, la formazione digitale della politica e degli amministratori. Come Anci abbiamo deciso di introdurre nel nuovo turn over della PA, una quota obbligatoria di assunzioni di professionisti del digitale”.

Iacono: “Il digitale sia materia di tutti. Adesso abbiamo questi grandi programmi come SPID, come se potessero essere portati avanti solo con una strategia centrale. Invece no, possiamo cambiare il Paese solo se abilitiamo a operare il territorio. Le amministrazioni locali sono centrali in questo lavoro. Open government è chiave di trasformazione dell’Amministrazione”.

Digitale in Comune è un progetto che in parole molto povere riassume così un problema e ne definisce la soluzione: l’Italia ha norme e fondi per la digitalizzazione dei suoi enti locali, tuttavia l’informatizzazione non decolla. Questo perché mancano disciplina operativa, supervisione e coinvolgimento. La soluzione proposta è nel sottotitolo del manifesto: “Semplificazione delle procedure amministrative e snellimento dei processi attraverso l’automazione e il reengineering del workflow documentale”. Per rendere attuabile questo percorso servono procedimenti chiari, dirigenze formate e responsabili dell’avanzamento lavori, dipendenti e funzionari della Pa opportunamente formati in una cultura digitale. Serve dialogo di scambio tra enti locali, imprese e cittadinanza. Tutti devono considerarsi steakholders dell’avanzamento digitale. Progetto e manifesto presentati ieri, tracciano le linee guida di questo percorso che l’Italia deve fare in comune per i suoi Comuni.

Ogni dettaglio è sul sito www.digitaleincomune.it, piattaforma dove gli amministratori interessati possono connettersi col progetto. Questo è il primo step della fase operativa, il coinvolgimento. Il secondo sarà una specie di porta a porta nazionale per incontrare quanti più sindaci possibile. Forti del sostegno dell’Anci e delle prime importanti adesioni, questa sarà la nostra strada: coinvolgimento e soluzioni singole a disposizione di tutti. L’obiettivo è creare un ecosistema di facile accessibilità ai servizi della Pubblica amministrazione.

Nel corso della conferenza stampa, abbiamo proiettato due video dove i vicesindaci di Trieste e Montechiarugolo, rispettivamente Fabiana Martini e Daniele Friggeri, parlavano della loro esperienza digitale. La prima ha evidenziato i problemi della Pa nell’apertura al digitale, confermando la necessità di una rivoluzione culturale e di una specifica opera di formazione. Friggeri ha invece esaltato il potenziale di un’azione di informatizzazione dei servizi comunali, anche in un piccolo Comune come il suo. Entrambe le testimonianze evidenziano possibilità e strategia necessaria. Avanti. Tutti insieme. #digitaleincomune