“Le disposizioni di cui alla presente legge tutelano l’equità del compenso degli avvocati iscritti all’albo, nei rapporti professionali regolati da convenzioni aventi ad oggetto lo svolgimento, anche in forma associata, delle attività di cui all’articolo 2, commi 5 e 6, primo periodo, della legge 31 dicembre 2012, n. 247, in favore di imprese bancarie e assicurative, nonché di imprese non rientranti nelle categorie delle microimprese o delle piccole o medie imprese (…).”

Questo era quanto previsto dall’articolo 99 della Legge di Bilancio. Tale previsione è stata prontamente stralciata dal testo in Commissione Bilancio al Senato, dove da pochi giorni è approdata la Manovra 2018.

Se inizialmente era stato recepito quanto previsto dal DDL Orlando dello scorso agosto, in un batter d’occhio questa tutela ha perso vita.

L’equità del compenso doveva essere valutata considerando la qualità e la quantità del lavoro svolto e al tempo stesso il contenuto e le caratteristiche della prestazione svolta dal legale.

Un primo passo avanti.

E’ del tutto evidente che tale norma sarebbe servita da apripista per molte altre professioni (architetti, ingegneri…)

Sarà il fato avverso, ma quando c’è da valorizzare il lavoro dei cittadini, qualcosa va storto. Ed infatti l’articolo è stato dichiarato inammissibile dalla commissione bilancio del Senato.

Ripristinare tale previsione ed estenderla ad una platea più ampia di soggetti saranno le mie prerogative quando il testo arriverà alla Camera.

Chiaramente bisogna  prevedere questa tutela non solo per il lavoro svolto per le imprese, grandi o piccole che siano, ma soprattutto verso la Pubblica Amministrazione.

Deve essere sradicata la prassi che sta dilagando del lavoro “for free” nei confronti delle pubbliche amministrazioni.

Facciamo respirare i giovani (e meno giovani) lavoratori. Riconoscergli una giusta retribuzione è l’unico modo per farlo (stroncando la concorrenza sleale al ribasso del lavoro gratuito).

Di seguito il testo integrale dell’articolo stralciato:

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