bersani-crimiQualche settimana fa ho risposto sulle colonne del “Sabato Sera”, un settimanale imolese, ad una lettera rivolta a me pubblicata dal direttore Fulvio Andalò (potete trovare il testo della lettera in fondo alla nota)

Mi sembra che questa risposta sia più che mai attuale dopo l’incontro di questa mattina tra i rappresentanti del PD (Bersani-Letta) e quelli del Movimento 5 Stelle (Crimi-Lombardi).

Ecco la mia risposta:

“Caro direttore Andalò, le scrivo in risposta alla lettera che mi ha inviato dalle colonne del suo giornale. Voglio rassicurarla a proposito della consapevolezza, mia e del Movimento, dello stato di crisi in cui versano migliaia di aziende e del rischio per migliaia di lavoratori di rimanere senza lavoro.

La sua preoccupazione per questi temi è anche la mia. In questo momento l’Italia non è senza governo in quanto fino a che non verrà nominato il nuovo, rimarrà in carica il Governo Monti. Anche qualora il Presidente della Repubblica dia un incarico (esplorativo o meno) il Governo Monti non cesserà di essere in carica fino a quando non sia possibile sostituirlo.

Esistono casi (anche recenti, come accadde negli ultimi mesi del secondo Governo Prodi) di Governo sfiduciato che abbia assunto decisioni politiche. In presenza di un largo accordo tra le forze politiche rappresentate in Parlamento, garante il Presidente della Repubblica, il Governo è comunque autorizzato, in condizioni di urgenza e necessità, a prendere i provvedimenti del caso, inclusi decreti-legge.

Quindi, vista l’attuale situazione di crisi, non vi sono ostacoli insormontabili: un provvedimento urgente e necessario come il rifinanziamento della cassa integrazione potrebbe essere preso dal Governo attualmente in carica, senza dover attendere che ne venga formato uno nuovo.

La responsabilità delle forze politiche presenti in Parlamento verrà misurata non in base alla fiducia regalata a un nuovo esecutivo, ma in base allo spirito di collaborazione che si instaurerà fin da subito nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama.

E’ fondamentale che ci poniamo una domanda: come siamo finiti in questa situazione? Cosa abbiamo fatto in questi ultimi 20 anni per ritrovarci così impreparati in questo momento di crisi di sistema? Nonostante i più rilancino la previsione di ripresa economica nell’anno a seguire (spostando l’asticella in avanti di anno in anno), questa crisi non passerà così facilmente.

Negli ultimi anni il mondo, grazie alle innovazioni tecnologiche, all’aumento esponenziale della rapidità con cui circolano le informazioni, alla facilità di movimento e ad alchimie finanziarie sempre più ardite, ha generato un sistema sempre più liquido e non identificabile con gli schemi economici che funzionavano fino a qualche decennio fa. La politica e le istituzioni si sono fatte trovare colpevolmente impreparate di fronte a questo grande cambiamento e soprattutto non ne hanno saputo cogliere i segnali.

Anche sul territorio imolese, un territorio ricco e strutturato, la crisi ha iniziato a farsi sentire fin dal 2008 con la ristrutturazione della Cooperativa Ceramica, con la chiusura della Cnh, con il fallimento della Filomarket, il fallimento della Micro-Vett e l’elenco potrebbe continuare.

Quindi i segnali c’erano ed erano anche davanti ai nostri occhi di imolesi. Io sono convinta che sia lei che Montroni, così come la maggioranza degli elettori che hanno votato Pd sentano veramente il desiderio di creare un’Italia più giusta, che dia voce ai deboli e che dia l’opportunità alle buone idee di emergere. Purtroppo però sono altrettanto convinta che la classe dirigente del Pd non abbia avuto la stessa visione in questi ultimi 20 anni.

Purtroppo il Pd e i partiti che lo hanno preceduto si sono mossi con lentezza e inefficacia, come eloquentemente testimoniato dall’inazione nei confronti del macroscopico conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi. Micromega qualche giorno fa ha rilanciato una raccolta firme sottolineando come Berlusconi sia incandidabile in virtù della legge n.361 del 1957 che all’articolo 10 afferma: “Non sono eleggibili (…) coloro che (…) risultino vincolati con lo Stato (…) per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica”. Questa legge è rimasta inapplicata per effetto delle decisioni della Giunta per le elezioni della Camera, che esaminò la questione sia nel 1994 (con maggioranza del Polo della Libertà), sia nel 1996 (con maggioranza dell’Ulivo).

Proprio nel 1996, la Giunta ha ritenuto che Berlusconi fosse eleggibile perché era “solo” l’amministratore di Mediaset, che certamente conta meno del proprietario, Fedele Confalonieri. Mentre dava credito a quello che, con tutta evidenza, era soltanto un cavillo, il centrosinistra avrebbe dovuto impegnarsi immediatamente ad approvare in Parlamento una leggina che ripristinasse l’interpretazione autentica della legge del ’57. Una legge del genere fu depositata alla Camera sia dalla Lega che dai democratici e riproposta e mai discussa anche in successive legislature. Che fine ha fatto quella piccola legge interpretativa? D’Alema, in una dichiarazione rilasciata a Bologna il 15 settembre 2000 nel corso della festa dell’Unità, sosteneva che “Berlusconi concessionario dello Stato era ed è ineleggibile per incompatibilità e la decisione della Giunta per le elezioni del 1996 è stata una finzione”.

Quindi a parole, davanti ai suoi elettori, D’Alema dice che Berlusconi è ineleggibile ma poi, nei fatti, anche con la maggioranza in Parlamento, non c’è mai stata la vera intenzione di risolvere davvero, alla radice, il conflitto d’interessi. Da cittadina prima che da deputata mi sento profondamente delusa dalle istituzioni e ritengo responsabile lo stesso centrosinistra della presenza dell’anomalia Berlusconi in questi ultimi 19 anni.

Stesso discorso per la legge anti corruzione (l’Italia si colloca all’ultimo posto tra i Paesi europei e secondo un’indagine dello scorso anno addirittura allo stesso livello della Tunisia) approvata assieme al Pdl che ha ridotto le pene per “concussione per induzione” (da 12 a 8 anni) e rimodulato i termini di prescrizione (da 15 a 10), permettendo così ai coimputati del processo Penati di cavarsela grazie alla prescrizione per le consulenze fittizie alle cooperative rosse.

Capisce quindi che, prima di chiedere responsabilità al Movimento5Stelle, potrebbe essere interessante da parte sua chiedere alla dirigenza Pd di intraprendere un percorso di profondo cambiamento dall’interno.

Un cambiamento che sarebbe già dovuto partire tempo fa (non bastano le parlamentarie se alla fine le persone che decidono sono sempre le stesse) e ci sarebbe stata la possibilità di farlo in tempi ragionevoli.

Ora, purtroppo, questo cambiamento va fatto molto più velocemente e se lo farete vedrete che saranno gli elettori stessi a premiarvi. Fino a quando questo cambiamento sarà fatto solo con un cambio di toni improvviso tra prima delle elezioni e dopo le elezioni o con 8 generici punti non credo ci possano essere i presupposti per pensare di formare un governo di responsabilità.

Il Movimento5Stelle, che lei afferma di “conoscere poco”, non nasce il 24-25 febbraio ma era ed è in mezzo a noi da diversi anni. Purtroppo non lo si è voluto vedere pensando forse che le cose si sarebbero sistemate allo stesso modo di sempre.

Quindi non può chiedere “responsabilità” chi ha avuto la responsabilità di non essere stato in grado di comprendere che stava arrivando una grande onda formata da una generazione e da una parte della popolazione che si sente lontana e non si sente ascoltata. Il 15 marzo io e i miei colleghi entreremo in Parlamento e cercheremo di capire davanti a proposte formali come muoverci. Cercheremo di capire che aria si respira e soprattutto se veramente la vostra classe dirigente ha voglia di intraprendere un reale cambiamento per il bene della nostra amata Italia”.

 

Aggiungo inoltre un piccolo promemoria per capire bene cosa significa dare la fiducia ad un governo

L’ Art. 94 della costituzione dice: “Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale. Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia. Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni. La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione”

L’obbligo di motivare la mozione di fiducia  fa sì che i vari gruppi si impegnino, se favorevoli, a sostenere il Governo in modo stabile. La votazione a scrutinio palese serve a far sì che i vari parlamentari si assumano la responsabilità politica personale di sostenere il Governo.

La fiducia non è quindi un atto formale che permette ad un Governo di entrare in carica ma un vero e proprio atto di corresponsabilità politica di fronte al Paese e agli elettori, che per di più  deve essere stabile. La fiducia non si dà e non si toglie come si sale e si scende dal tram: questo sì, sarebbe da irresponsabili.

 

 

La Lettera di Fulvio Andalò:

“Onorevole Mucci, le scrivo dalle colonne del giornale che dirigo per segnalarle una questione che mi sta particolarmente a cuore: la sorte di tante aziende e, legate ad esse, la sorte di tanti lavoratori e di tante lavoratrici e delle loro famiglie. Lo so che lei non vorrebbe essere chiamata “onorevole”, ma semplicemente “cittadina”, come durante la Rivoluzione francese del 1789. Ma proprio non ci riesco, per rispetto verso le istituzioni in cui credo e in coloro che, in quanto eletti, sono chiamati a rappresentare gli interessi dei cittadini tutti, e non solo di coloro che li hanno votati.Scrivo solo a lei e non all’onorevole Montroni, l’altro imolese che rappresenterà il nostro territorio in Parlamento, per un motivo molto semplice: io e Daniele veniamo dallo stesso comune, abbiamo condiviso in passato un percorso politico nello stesso partito e quindi so che lui è sensibile alle istanze del mondo del lavoro e, anche in virtù degli incarichi ricoperti, conosce ciò che è necessario fare per affrontare la crisi economica e sociale che si sta facendo drammatica anche nel nostro territorio. Diversamente non conosco lei, onorevole Mucci, e poco so del Movimento5Stelle, di cui lei è esponente e ora, dopo essere stata eletta alla Camera dei deputati, anche dirigente di primo piano. Per cui mi permetto di segnalarle il grave stato di difficoltà in cui versano tante aziende e il rischio che nei prossimi mesi tante persone perdano il posto di lavoro, e quindi il reddito derivante.Il Movimento5Stelle si è dato delle priorità, alcune delle quali largamente condivise dal sentire comune prima ancora che essere certificate dall’esito elettorale che l’ha portata in Parlamento assieme a tanti suoi colleghi. Tuttavia, rispetto a queste e – mi permetto – rispetto a qualsiasi obiettivo abbia il Movimento che lei rappresenta in Parlamento, prima viene la necessità di intervenire a sostegno delle imprese e dei lavoratori che in esse operano.Ogni giorno che passa, ogni ora che passa si avvicina un po’ di più, inesorabilmente, il baratro della chiusura per tante aziende e della perdita del posto di lavoro per tante persone. C’è assoluta necessità di rifinanziare gli ammortizzatori sociali, di varare una seria politica industriale, di garantire un giusto guadagno alle imprese e il giusto reddito ai lavoratori. Tutto ciò in tempi brevi, non compatibili con le schermaglie che in queste ore il Movimento da lei rappresentato sta mettendo in atto.La prego, non interpreti questa mia come un tentativo di condizionare il suo operato o, peggio ancora, di metterla in difficoltà politicamente. Le assicuro, non è così. Il mio lavoro mi impone di stare sulla notizia. E quel che sto apprendendo mi riempie di preoccupazione, finanche di sgomento. Legga il giornale che dirigo, legga gli altri giornali. Ogni giorno scriviamo di storie non a lieto fine. Interpelli chi si sta impegnando allo spasimo, e senza speranza di riconoscimenti, per gestire l’emergenza occupazionale. E vedrà che anche per lei questa diventerà una priorità.Non vi ritengo irresponsabili, come qualcuno vi vuol etichettare. Gli elettori vi hanno consegnato il diritto di governare, ma anche il dovere. Il Paese ha bisogno di un Governo che assuma quei provvedimenti a cui io ho fatto testé cenno, il Paese ne ha urgenza. Ed il ruolo che lei oggi ricopre, essendo stata eletta, la carica di tale incombenza”.